20 Settembre 2017

«Il governo deve intervenire»

inammissibili tutti i ricorsi contro popolare vicenza e veneto banca presentati dopo il 18 luglio
L’ Arbitro ha detto stop: i reclami contro Popolare Vicenza e Veneto Banca dal 19 luglio in poi non verranno presi in considerazione. La notizia arriva proprio nel giorno in cui trapela una nuova pronuncia dell’ Acf contro BpVi che obbligava l’ istituto oggi in liquidazione coatta amministrativa a rimborsare oltre 51mila euro a una coppia padovana che non era riuscita a vendere le sue azioni nell’ aprile 2014 e all’ inizio del 2015. L’ Arbitro per le controversie finanziarie istituito dalla Consob ha comunicato ieri che proseguirà l’ esame dei ricorsi nei confronti della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca presentati dagli investitori entro il 18 luglio, dichiarando allo stesso tempo inammissibili quelli depositati dal 19 luglio in avanti. Da quella data infatti la Bce, su proposta della Banca d’ Italia, ha revocato l’ autorizzazione all’ esercizio dell’ attività bancaria alle due banche venete, che quindi «non possono più ritenersi quali intermediari tenuti all’ obbligo di adesione al sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie amministrato dall’ Acf». L’ Acf è stato istituito dalla Consob nel 2016 ed è uno strumento di risoluzione delle controversie tra investitori retail e intermediari. Proprio in questi giorni l’ Arbitro ha dato ragione a una coppia di clienti e soci risparmiatori di Padova decidendo il rimborso di oltre 51mila euro per la mancata vendita di oltre mille azioni della ex Popolare Vicenza allora a 62,5 euro per titolo (valore totale 68300 euro). I ricorrenti avrebbero ricevuto ampie rassicurazioni da parte dei funzionari dell’ intermediario che l’ operazione si sarebbe conclusa come da prassi in 3-4 mesi. Ma non c’ è mai stata una vendita. La banca si è difesa spiegando che non aveva mai dato assicurazioni del riacquisto e che l’ entrata in vigore del Regolamento europeo n. 573/2013 avrebbe in ogni caso impedito all’ intermediario medesimo di procedere al riacquisto delle proprie azioni in assenza di un’ autorizzazione dell’ Autorita di vigilanza. BpVi il 30 giugno ha anche comunicato di essere stata messa in liquidazione coatta. Ma l’ Arbitro ha tirato dritto: la circostanza che «gli ordini di vendita dei ricorrenti non siano stati comunque neppure processati e/o eseguiti ha privato i clienti della possibilita, pur ridotta considerata la tendenziale illiquidita del titolo, di vendere a terzi le azioni detenute in portafoglio». Insomma, il danno per l’ Acf c’ è stato ed è non aver potuto vendere i titoli. Ed è stato «quantificato in una misura pari al 75% del prezzo che i ricorrenti avrebbero potuto ottenere cedendo le azioni al tempo in cui essi hanno disposto i tre distinti ordini di vendita». E ha fissato a titolo di risarcimento danni, «al primo ricorrente la somma di 19.872,51 e alla seconda ricorrente la somma di 31.762,69 e fissa il termine per l’ esecuzione in trenta giorni dalla ricezione della decisione». «Con lo stop dell’ Acf è ancora più cruciale che la politica metta a disposizione dei fondi anche per i soci risparmiatori e che si possa avviare la commissione di conciliazione proposta dall’ onorevole Laura Puppato – avverte il presidente del Codacons Veneto Franco Conte -. Ai liquidatori delle due banche dico che non si può non onorare una decisione di un arbitro composto da tre membri nominati da Consob e Banca d’ Italia». Un’ altra questione spinosa è quella del rimborso Welfare per gli azionisti disagiati, 60 milioni (30 per BpVi e altrettanti per la Veneto). Da luglio tutto è sospeso. E sono partiti già i reclami anche alla Banca d’ Italia. © riproduzione riservata.
maurizio crema

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