7 Settembre 2017

Pop Bari, rabbia e malori “Rovinati dalla banca le istituzioni ci aiutino”

ANTONELLO CASSANO FRA rassegnazione e disperazione. Gli azionisti della Banca Popolare di Bari alzano la voce e chiedono l’ aiuto di Regione e Comune. Si danno appuntamento nella sede del Comitato per la tutela degli azionisti della Bpb, una stanza troppo stretta per contenerli tutti. I partecipanti strabordano verso il marciapiede di via Dante, nel centro di Bari. Molta gente, molto caldo. Chi riesce a restare in sala usa i comunicati stampa del Comitato come ventagli. Sono per la maggior parte pensionati. Anziani col bastone, signore con borsetta. Ma ci sono anche ragazzi che accompagnano i loro genitori. Gente seduta in prima fila con carta e penna per prendere appunti. La classe media, si direbbe. A convocare l’ incontro nei giorni scorsi erano state le associazioni dei consumatori che compongono il Comitato. Una convocazione fatta la settimana scorsa, all’ indomani della diffusione della notizia della nuova indagine a carico dei vertici della Popolare, compresi il presidente Marco Jacobini e i figli Gianluca e Luigi. Le indagini della procura di Bari descrivono anni di gestioni irregolari, bilanci in perdita e prestiti anomali. Pesanti i reati contestati ai vertici della Bpb, dall’ associazione per delinquere alla truffa, fino alle false dichiarazioni in prospetto informativo. Proprio la contestazione di quest’ ultimo ha spinto le associazioni dei consumatori a intervenire perché, se le accuse fossero fondate, gli azionisti della Popolare negli anni scorsi avrebbero acquistato titoli sulla base di dati non veritieri: «Sarebbero legittimati a domandare il risarcimento dei danni direttamente subiti e la restituzione delle somme investite al momento dell’ acquisto – è scritto nel comunicato distribuito in sala – le risultanze dell’ inchiesta penale consentirebbero anche di acquisire elementi per rafforzare le domande di restituzione». Questo il motivo che ha spinto Adusbef, Codacons, Codici, Adiconsum, Unione nazionale Consumatori e Confconsumatori a riunire gli associati. «Da oggi – dicono gli avvocati ai presenti, molti dei quali in fila al banchetto per iscriversi al Comitato – si apre una fase nuova che prima non era consentita. «Inviateci tutta la vostra documentazione, in modo tale da far partire i ricorsi sia in sede civile che penale. Non c’ è bisogno di aspettare la conclusione delle indagini». A un certo punto l’ incontro diventa un botta e risposta fra azionisti e rappresentanti delle associazioni dei consumatori. C’ è chi chiede come compilare i moduli, chi propone di eleggere un rappresentante degli azionisti in seno al consiglio di amministrazione. C’ è anche chi urla e abbandona la sala. Momenti di tensione che raggiungono il culmine quando una signora accusa un malore e viene soccorsa da un’ ambulanza del 118. «C’ è una forte rabbia e disperazione comprensibile – commenta alla fine dell’ incontro Alessandro Amato, presidente del Codacons – buona parte degli azionisti hanno acquistato i titoli nella consapevolezza di fare un investimento per poi poterli rivendere e utilizzare quei fondi per il matrimonio o la laurea dei figli. Gente che ha versato il proprio trattamento di fine rapporto, risparmi di una vita». Ora però i rappresentanti del Comitato chiedono a Regione e Comune di farsi avanti e aiutare gli azionisti: «Chiediamo il coinvolgimento delle istituzioni a tutti i livelli – dice ancora Amato – perché ci aiutino nell’ interlocuzione con la banca, una forte realtà che ha dato tanto al territorio e che non abbiamo alcun interesse a far sparire. Questo sarebbe un danno soprattutto per i soci». In serata sul tema è tornato a parlare anche Matteo Renzi: «Non si può dire – ha dichiarato il segretario del Pd – che il problema del sistema bancario italiano sono quattro banche popolari, di cui noi abbiamo salvato i correntisti, quando il vero scandalo è stato fatto qualche anno fa con Monte dei Paschi di Siena, con Antonveneta, con alcune banche pugliesi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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