Boom del debito, addio sconti sulla manovra
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fonte:
- La Verità
gianluca baldiniL’ euforia alla fine è durata un battito d’ ali. Dopo che il 16 agosto sono stati in molti a gioire per la crescita dello 0,4% del Pil nel secondo trimestre 2017 rispetto a quello precedente, ieri la Banca d’ Italia ha reso noto che il debito pubblico italiano ha toccato un nuovo record: a giugno, infatti, abbiamo raggiunto quota di 2281,4 miliardi, in aumento di 2,2 miliardi rispetto al mese precedente. Andando più in dettaglio, il debito delle amministrazioni centrali è aumentato di 4 miliardi, quello delle amministrazioni locali è diminuito di 1,9 mentre il deficit degli enti di previdenza è rimasto pressoché invariato.Come scrive l’ istituto di Palazzo Koch all’ interno del fascicolo Finanza pubblica, fabbisogno e debito, contestualmente all’ aumento del debito, nei primi sei mesi sono scese anche le entrate tributarie a quota 186 miliardi, in diminuzione del 5,8% rispetto al corrispondente periodo del 2016. scadenze slittateIl peggioramento è principalmente imputabile allo slittamento delle scadenze per il versamento di alcune imposte, spiega Bankitalia. Calcoli alla mano, nel mese di giugno le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state di a 31,6 miliardi, inferiori di 13,5 miliardi a quelle rilevate nello stesso mese del 2016.«Complimenti al governo e al ministro Pier Carlo Padoan che, consapevoli dell’ imminente fine del quantitative easing, hanno pensato bene di dare una stretta al debito pubblico, così da ridurne l’ onere, in previsione di un imminente innalzamento dei tassi di interesse», commenta Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione nazionale consumatori. «E per fortuna, stando a quanto aveva dichiarato Padoan, il debito si sarebbe dovuto stabilizzare nel 2015 e poi scendere nel 2016, altrimenti chissà dove ci troveremmo ora», prosegue Dona. «La verità è che l’ abbassamento del debito in valore assoluto è fondamentale, specie se si continuano ad annunciare riduzioni di tasse o si vuole ridiscutere credibilmente il fiscal compact con l’ Europa. Non c’ è organizzazione che non abbia messo in guardia dal pericolo debito pubblico. Ricordiamo, da ultimi, il Fondo monetario internazionale, per il quale l’ elevato debito lascia l’ Italia esposta a shock e la Banca d’ Italia, per la quale è un fattore di debolezza che rende vulnerabile l’ economia italiana alle turbolenze sui mercati, amplificando gli effetti delle fluttuazioni cicliche», conclude Dona.Il vero problema è che, se il debito pubblico continua a crescere, con ogni probabilità la prossima manovra dovrà essere ancora più dolorosa per gli italiani. Del resto, si calcola proprio tenendo ben sotto controllo il rapporto tra debito e prodotto interno lordo. Un rapporto che piace sempre meno ai vertici di Bruxelles.troppe incogniteSecondo quanto tracciato dal ministro Padoan, la prossima legge di bilancio dovrebbe attestarsi intorno ai 15 miliardi ma, ancor più con queste premesse, le incognite sono troppe. Già prima che venisse raggiunto un nuovo record in termini di debito pubblico non era chiaro se l’ Ue consentirà di ampliare il deficit/Pil al 2,1%, anziché all’ 1,8% (cui sembra disposta ad arrivare) rispetto all’ 1,3% ipotizzato nel Def. Così il rischio, tutt’ altro che astratto, è che per la prossima manovra si vada verso un taglio delle spese (e quindi dei servizi ai cittadini) ancora più pronunciato oppure verso un conto più salato. Con un altro giro di spending review si potrebbero togliere nuove risorse all’ istruzione o alla sanità (già dilaniate). Senza capire che le scelte di bilancio incidono ancora una volta sulla crescita del Paese. «Il debito pubblico italiano grava oggi per 37.646 euro sulle spalle di ogni cittadino, neonati compresi», dice il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. «A questo punto aspettiamo con ansia qualche soluzione credibile per invertire la tendenza», spiega Rienzi. «Qualsiasi politica di controllo del debito attuata nel corso degli ultimi anni dai vari governi italiani è fallita miseramente. A lungo andare un debito di queste dimensioni è chiaramente insostenibile: eppure, nonostante questa evidenza, qualsiasi tentativo di ridurlo si è rivelato inefficace. In poco più di cinque anni il nostro debito pubblico è cresciuto del 15%: una prova evidente del clamoroso flop delle politiche economiche messe in campo finora. Proprio per questo motivo gli incoraggianti dati relativi al Pil dei giorni scorsi devono essere accolti con equilibrio e prudenza: festeggiare un aumento del prodotto interno lordo in presenza di questo trend legato al debito pubblico rappresenta un esercizio surreale quanto inutile», sottolinea. ripresa cercasi Il punto è che i governi che si sono succeduti negli anni, soprattutto quello di Matteo Renzi e ora quello di Paolo Gentiloni, continuano a sottolineare una fantomatica ripresa dell’ Italia senza attuare però reali manovre correttive. La paura è di giocarsi quell’ accenno di crescita che c’ è. Ma, così facendo, il debito pubblico continua a crescere. E, a pagarne le spese, sono i cittadini.
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