Coro di «no» al numero chiuso nelle università
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fonte:
- Libertà
il ministro fedeli: «verifiche sulla sentenza del tar per la statale di milano». i rettori degli atenei: «servono risorse»
ROMA Coro di «no» al numero chiuso nell’ accesso all’ università, dopo l’ ordinanza del Tar del Lazio che ha bloccato la decisione della Statale di Milano di introdurre il test di ingresso per i corsi di laurea umanistici, e la successiva reazione dell’ ateneo che ricorrerà al Consiglio di Stato. Ma i rettori avvertono: per allargare la base di iscritti all’ università servono risorse e investimenti. In prima linea contro il numero chiuso i governatori, con Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana e fondatore di Articolo Uno-Mdp, che sulla sua pagina Facebook scrive: «Via il numero chiuso per l’ accesso all’ università. L’ Italia è penultima in Europa per percentuale di laureati. Solo la Romania fa peggio di noi. Hanno ragione gli studenti dell’ Udu che vincono il ricorso contro la Statale di Milano e chiedono l’ abolizione del numero chiuso ovunque». In sintonia con Rossi il presidente del Veneto, il leghista Luca Zaia, che definisce il numero chiuso «un grande errore» e sostiene che non serva a nulla, «anzi porta ad avere laureati meno preparati e competitivi». «Credo che invece l’ università dovrebbe dare a tutti l’ opportunità di iscriversi e applicare la vera selezione durante il corso di studio» spiega. A chiedere il superamento dei test d’ ingresso è anche il senatore Francesco Verducci, responsabile Università e Ricerca dell’ Esecutivo nazionale Pd. Sul piede di guerra anche i rappresentanti degli studenti. Link invita a un’ assemblea aperta, venerdì 8 settembre presso la Facoltà di Studi Umanistici della Statale: «Tagli ai finanziamenti e blocco delle assunzioni si sono fatti sentire in tutti gli Penultimi in Europa per percentuale di laureati» dice il governatore Rossi Atenei, portando all’ inserimento del numero chiuso in centinaia di corsi di laurea per la mancanza di aule, risorse e docenti. Questa sentenza obbliga a ribaltare il paradigma: il numero chiuso va abolito, servono assunzioni e finanziamenti per garantire il diritto di accedere ai gradi più alti degli studi». A “difendere” le ragioni del rettore della Statale interviene il presidente della Crui, la Conferenza dei rettori: «Siamo tutti convinti che debba ampliarsi la base, che l’ Italia abbia bisogno di più laureati, ma serve una politica di investimenti. Siano agli ultimi posti in Europa per numero di laureati ma anche ultimi per investimento nella formazione universitaria» dice Gaetano Manfredi. In attesa dell’ iter al Consiglio di Stato, la sentenza del Tar che ha riguardato la Statale è sotto la lente del Ministero dell’ Istruzione, dell’ Università e della Ricerca. A renderlo noto è stata la stessa ministra Valeria Fedeli, al meeting di Cernobbio: «Stiamo cercando di verificare la sentenza, si tratta di capire se è stata l’ università di Milano che ha interpretato la legge e i decreti attuativi in modo troppo restrittivo e quindi è tema che riguarda solo l’ università statale di Milano, la sua autonomia, il suo modo di comportarsi dentro le regole o se invece quella sentenza del Tar, che ora avrà bisogno della sentenza del Consiglio di Stato, già ci pone temi che riguardano gli strumenti utilizzati di attuazione della legge generale dell’ università». Quindi bisogna valutare se la sentenza può riguardare altre università. Fedeli ha comunque aggiunto che «c’ è bisogno di investimenti pubblici maggiori». Anche il Codacons interviene sulla questione del numero chiuso nelle università italiane, diffidando tutti gli atenei a non chiedere agli studenti pagamenti in denaro per corsi di preparazione e iscrizioni a test di ammissione, minacciando denunce in Procura.
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