28 Agosto 2017

La banca dati CON.AB.ED

L’ abusivismo edilizio è una storia antica, come il dissesto idrogeologico, un capitolo che si apre nelle ore successive ad una nuova disgrazia nazionale. Fiumi di inchiostro, accesi dibattiti, buoni propositi, poi affievolita l’ emozione, si spegne il clamore, fino a quando una nuova tragedia non riapra nuove discussioni, con vecchi annunci o più ambiziosi intendimenti. È un corto circuito che tocca tutti, la politica senza visione, spenta, tristemente rinchiusa nelle logiche del consenso, i mezzi di informazione, pigri o distratti in periodi lontani dall’ emergenza del momento, i cittadini che percepiscono con distacco il tema della legalità. Per provare a capire meglio il fenomeno mettiamo da parte le dichiarazioni di facciata o di convenienza, per praticare un esercizio interessante, valutare gli strumenti a disposizione delle istituzioni e analizzare i risultati raggiunti nel corso degli anni. Partiamo dalla consultazione della pagina web della Regione Campania, digitando “abusivismo edilizio” appare una schermata che sembra delineare una strategia efficace per contrastare l’ antica piaga. Con enfasi si richiama la banca dati CON.AB.ED, acronimo astruso che sta ad indicare “CON trasto ABusivismo EDilizio”, database in cui vengono pubblicati i dati di ciascun abuso edilizio che i segretari comunali, dal 2010, sono tenuti per legge a trasmettere ogni mese agli uffici regionali. Un buon inizio, non c’ è dubbio, un monito raggio qualificato e capillare che dovrebbe assicurare un quadro completo delle illegalità urbanistiche. La Regione fa molto di più, quella stessa schermata precisa che per la repressione dell’ abusivismo è da tempo attivo il progetto Mistrals, con rilevamenti satellitari del territorio e rapida identificazione delle trasformazioni abusive del suolo. Strumentazioni disponibili per tutti i comuni, con il supporto del Servizio Vigilanza e repressione abusivismo della Giunta Regionale. Insomma, un apparato di tutto rispetto che consente aggiornamenti cartografici, programmazione urbanistica, efficace azione di governo del territorio. A ciò si aggiungano le forze tradizionali, quali le squadre di tecnici operativi in ogni comune, le polizie municipali, il sistema giudiziario. Se però ci affidiamo ai numeri ufficiali vediamo come le belle parole delle istituzioni diano forma a espressioni vuote, inutili. Tra le regioni italiane, è la Campania a confermarsi prima per numero di reati edilizi accertati, quasi 800 lo scorso anno, più del 15% sul totale nazionale. Un triste primato nella classifica del mattone selvaggio, malgrado il sistema Mistrals. Allora viene da chiedersi: quanto costa il monitoraggio satellitare? E soprattutto: qual è la sua fun zione? E in quale cassetto giaceranno i dati forniti per legge dai segretari comunali? Nessuno ce lo spiegherà, eppure il sistema CON.AB.ED che affianca il rilevamento Mistrals, garantiscono un accerchiamento per terra e per cielo contro le illegalità. Controllo così pressante che nell’ area vesuviana, la zona rossa più a rischio d’ Europa, ha reso possibile l’ emissione, dal 1997 al 2012, di 1.778 ordinanze di demolizione di fabbricati abusivi, per vederne effettivamente abbattuti appena una quarantina. Una farsa italiana. Dimenticavamo, negli ultimi 17 mesi dieci immobili abusivi sono stati demoliti in Campania, quasi tutti in provincia di Salerno, in aree di scarso pregio paesaggistico, per sola iniziativa della Procura generale di Salerno. L’ esercito di sin daci, di amministratori, di funzionari che affollano gli uffici anti abusivismo, sembra volgere lo sguardo altrove. Così gli abusivi che hanno edificato lungo il litorale cilentano, sui monti Lattari, nelle zone a rischio idrogeologico o nelle aree protette, possono dormire sonni tranquilli. Pochi mesi fa il presidente del Parco nazionale del Cilento si vantava della demolizione di un inutile magazzino tirato su dallo stesso ente Parco all’ unico scopo di sfregiare il paesaggio dei monti Alburni, era quella l’ occasione per annunciare l’ inizio di una nuova stagione di abbattimenti. Da almeno 15 anni il Parco, pur avendo poteri in materia, era fermo, inerte, timoroso nel compiere i doveri d’ ufficio. Solo gli esposti del Coda cons hanno portato ad un cambio di rotta che tuttavia sembra già esaurito. Malgrado il sistema di monitoraggio con l’ acronimo astruso, i telerilevamenti spaziali, le denunce terrene delle associazioni. Malgrado la legge.. Potete contattare il CODACONS e lasciare un commento ai nostri articoli all’ indirizzo: [email protected] I nostri esperti sono sempre a vostra disposizione. Non esitate a sottoporci quesiti o a raccontarci le vostre “disavventure”… Vi risponderemo, in maniera rapida ed esaustiva, sulle pagine di Cronache.

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