24 Agosto 2017

Acilia, sequestri dei Nas per le uova contaminate: «È caccia al fornitore»

Il primo caso di «uova al fipronil» nella Capitale si registra ad Acilia, quartiere a 20 chilometri dal centro di Roma. È in uno dei pastifici di questa zona che ieri gli ispettori della Asl Roma 3 hanno scoperto un campione di uova contaminate dal Fipronil, l’ insetticida di seconda generazione contro pulci, pidocchi e zecche che sta mettendo a rischio la sicurezza alimentare in Europa, a partire dall’ Olanda fino ad arrivare in Italia. Gli ispettori della Asl di Casal Bernocchi hanno immediatamente fermato la produzione del piccolo laboratorio che rifornisce di pasta fresca alcune attività del litorale romano, sequestrando le uova immagazzinate, la pasta prodotta e ripercorrendo a ritroso le forniture per risalire all’ allevamento. LE INDAGINI Ora si cerca il fornitore che non è escluso possa essere di un quartiere nei dintorni di Acilia. L’ azienda sanitaria Roma 3 passerà al setaccio tutti gli allevamenti presenti tra le campagne di Ostia Antica e Dragona. Una speciale task force per offrire ai consumatori maggiori garanzie sulla qualità dei prodotti che arrivano sulla nostra tavola. L’ attività di Acilia dove è stato individuato un campione di uova positivo al test del Fipronil, oltre a vendere la pasta al dettaglio serve anche alcuni ristoranti di Ostia, Casal Palocco, Axa e Infernetto. E presto gli ispettori potranno far visita anche a molte delle attività di ristorazione e di enogastronomia presenti tra il litorale e l’ Eur. L’ inchiesta delle uova contaminate dall’ insetticida Fipronil dal nord Europa si estende inevitabilmente a Roma e nel Lazio, dove cresce la preoccupazione di produttori e consumatori. «Riteniamo sia giusto rendere noti i nomi delle aziende coinvolte dice David Granieri, presidente della Coldiretti Lazio Non farlo sarebbe uno smacco nei confronti delle aziende serie che ci sentiamo di difendere. È al loro fianco che ci schieriamo. Lavorare in Italia è più difficile e competitivo per i produttori». Stando ai dati della Coldiretti quella del nostro paese, risulta essere una produzione in grado di soddisfare l’ intero fabbisogno nazionale con 12,9 miliardi di uova prodotte da 41,6 milioni di galline in 1.600 allevamenti, «ma nonostante questo fanno sapere dalla Coldiretti l’ Italia ha importato dall’ Olanda 610 mila chili di uova nei primi cinque mesi del 2017, ai quali vanno ad aggiungersi 648 mila chili di derivati». Non sarebbero invece quantificabili gli alimenti venduti come paste e dolci realizzati con le uova a rischio. «È opportuno rendere noti i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’ esteroaggiunge il presidente Granieri è dunque fondamentale la tracciabilità». Ma come è possibile risalire alle informazioni relative alla produzione? Sul guscio delle uova è riportato un codice e la prima cifra è quella relativa al tipo di allevamento: 0 se biologico, 1 se all’ aperto, 2 a terra e 3 nelle gabbie, ma anche la sigla relativa al paese d’ origine che per l’ Italia sarà dunque IT, seguita poi dal codice Istat del Comune e della provincia con il codice distintivo dell’ allevatore. TRASPARENZA «Da tempo la situazione è difficile si sfoga un produttore romano è faticoso essere competitivi con paesi che non rispettano le norme. Basti pensare che un uovo importato costa circa il 30 per cento in meno». «Le aziende italiane conclude il presidente della Coldiretti Lazio, David Granieri non saranno competitive in termini di costi, ma garantiscono una maggiore salubrità e sicurezza dei prodotti. Confidiamo nei controlli in corso e sul grande lavoro che stanno facendo i carabinieri dei Nas». Intanto cresce la preoccupazione dei consumatori romani che lamentano la mancanza di informazioni chiare sui prodotti ai quali prestare maggiore attenzione. Vogliono trasparenza e diffusione». Una richiesta che arriva anche dall’ Unione Nazionale Consumatori e dal Codacons. «È bastato un giorno per smentire clamorosamente quanto ripetuto ossessivamente dai nostri organi istituzionali: in Italia e uova al fipronil ci sono eccome», dice in una nota Carlo Rienzi, presidente del Codacons.

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