La prudenza non vada in vacanza. «Attenzione a cibi freschi ed etichette»
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fonte:
- Quotidiano di Puglia
«Più attenzione del normale d’ estate a ciò che si mangia». È unanime il consiglio delle associazioni dei consumatori che, dopo il caso di intossicazione alimentare registrato a Ferragosto in un ristorante di San Gregorio e causato da un’ insalata di mare contaminata, scendono in campo per fornire alcune utili indicazioni su come riconoscere il cibo avariato ed evitare, quindi, di consumarlo. D’ altra parte, gli esperti, anche a livello nazionale, evidenziano che i casi di intossicazioni alimentari raggiungono il loro picco proprio durante la stagione estiva per una serie di ragioni legate anche alle alte temperature con cui, da qualche anno a questa parte, occorre fare i conti e che finiscono col far proliferare gli agenti patogeni. Ecco perché, come prima cosa, bisogna porre la massima attenzione alla conservazione dei cibi freschi, sia nella cucina di casa propria sia, a maggior ragione, se si possiede un’ attività di ristorazione. Il Codacons ha stilato un vero e proprio decalogo da seguire d’ estate scrupolosamente. «Di questa stagione – dice Piero Mongelli, responsabile del Codacons Lecce – i casi di problemi gastrointestinali legati a ciò che si mangia triplicano rispetto al resto dell’ anno». Ci sono alcuni campanelli d’ allarme specifici, che l’ associazione si è premurata di elencare. Bisogna «diffidare dei carrelli con cibi freddi, conservati a lungo a temperatura ambiente, specie se con gelatine, creme, maionese, mascarpone, salse e uova. Poi, va prestata attenzione all’ aspetto delle confezioni surgelate perché la brina all’ esterno è sintomo di cattivo mantenimento. E ancora, meglio buttare i cibi le cui confezioni presentano un rigonfiamento e non acquistare mai bottiglie d’ acqua o bibite lasciate sotto i raggi del sole». Il quinto punto è dedicato al pesce e ai frutti di mare di dubbia provenienza. Èconsigliabile acquistare cozze e vongole «solo se contenute – spiega Mongelli – in confezioni sigillate e avvolte da una retina di plastica e con un’ etichetta che indica peso e scadenza dei frutti di mare. I consumatori devono ricordare che possono essere conservati al massimo per 4 giorni, alla temperatura di 6 gradi». A pro posito dei frigo di bar e negozi, «non devono mai superare un certo carico» e sono da preferire «freezer con gli sportelli chiusi». Con i cibi surgelati bisogna fare attenzione ai cristalli di ghiaccio perché «se non so no microscopici, possono essere un sintomo dell’ interruzione della catena del freddo». Infine, secondo il decalogo del Coda cons, massima attenzione se i cibi vengono toccati con le mani dal negoziante e se i carrettini ambulanti sono privi di celle frigorifere. Decimo e imprescindibile punto: controllare sempre la data di scadenza. Per Alessandro Presicce, referente di Adoc Lecce «una buona attenzione vigile non deve mai andare in vacanza». L’ estate coincide con un aumento generale dei consumi. «Si va più spesso fuori a cena – continua l’ avvocato leccese – ma è meglio evitare prezzi incredibilmente bassi a fronte di materie prime che si sa essere costose. Per il resto, occorre fare molta attenzione al pesce e ai frutti di mare crudi e seguire gli accorgimenti delle nonne, gettando via il pesce con l’ occhio spento o i mitili che non si aprono se cotti». Fondamentale è, inoltre, segnalare subito gli acquisti sospetti. «Basta chiamare il 112, ma anche le associazioni dei consumatori hanno più o meno tutte un numero estivo attivo a questo scopo. Il nostro – conclude – è il 328.6892808». In aiuto dei consumatori, infine, secondo lo Sportello dei Diritti di Lecce, arriva anche un’ app: FoodSafeIT realizzata da Carlo Alberto Spinoso, dottore in Tecniche della Prevenzione nell’ ambiente e nei luoghi di lavoro. «Permette – spiega Giovanni D’ Agata – di ricevere in tempo reale tutte le informazioni su allerte e richiami alimentari che si verificano in Italia ed è quindi un nuovo strumento a tutela della salute».
