8 Agosto 2017

Il Pos obbligatorio divide le Pmi venete: «No multe, meno costi»

di Eleonora Vallin PADOVAFa discutere il provvedimento, allo studio del governo, che potrebbe obbligare commercianti, artigiani e professionisti ad accettare pagamenti con la carta di credito per transazioni superiori ai 5 euro. Ma da settembre, per chi non farà strisciare bancomat e carte di credito, potrebbero scattare multe da 30 euro per ogni pagamento rifiutato. Il Codacons accusa: sanzioni ridicole e provvedimento tardivo. La Cgia ha già lanciato un appello per escludere alcune categorie di artigiani e, se la Confartigianato chiede di mantenere in cash le transazioni per pochi euro, Confcommercio e Confesercenti lanciano un appello per abbattere i costi di utilizzo dei Pos.Stando ai dati dell’ Osservatorio nazionale Federconsumatori sulle condizioni economiche degli istituti bancari, istallare un Pos potrebbe costare fino a 150 euro, ma si devono aggiungere le commissioni che variano a seconda del modello: da 25 a 60 euro circa, più i canoni delle linee telefoniche e i materiali, tipo il rotolo di carta. «Ogni resistenza a forme di pagamento elettroniche è anacronistica – dice il presidente di Confcommercio Veneto Massimo Zanon – Anche questo fa parte di un processo di evoluzione che non si può fermare. In sé non è un male. Il pagamento con le carte dev’ essere favorito, ma nessuna impresa dovrebbe essere obbligata a dei costi di commissione salati come quelli imposti attualmente dalle banche». «Abbiamo attività come i panifici che emettono scontrini medi di 60 centesimi – ribatte Agostino Bonomo, ai vertici di Confartigianato Veneto – il Pos è uno strumento utile ma potrebbe portare a un allungo dei tempi di pagamento e a una iper burocratizzazione per alcune attività come i bar. Diciamo sì, ma solo per i pagamenti più elevati e con abbassamento delle commissioni». «Il Pos non sia obbligatorio per tutte le categorie artigiane – chiede Paolo Zabeo, coordinatore dell’ Ufficio Studi Cgia – Con l’ introduzione delle sanzioni, milioni di attività che lavorano esclusivamente per altre aziende o per la Pubblica amministrazione, saranno obbligate a sostenere dei costi del tutto inutili. Si pensi agli autotrasportatori, alle imprese di costruzioni che lavorano per il pubblico, alle aziende metalmeccaniche, a quelle tessili, a quelle dell’ abbigliamento e della calzatura che lavorano in subfornitura, alle imprese di pulizia che prestano servizio presso le aziende private o gli enti pubblici e ai commercianti all’ ingrosso». Oltre a ciò, Zabeo solleva un altro aspetto «penalizzante»: «Gli idraulici, gli elettricisti, i falegnami, gli antennisti, i manutentori di caldaie, nonché i loro dipendenti e collaboratori, spesso si recano singolarmente presso la dimora o l’ immobile del committente. Questo comporta che ciascun dipendente o collaboratore dovrà essere dotato di un Pos». In Italia, intanto, le cose stanno cambiando: l’ Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano rileva come nel 2016 i pagamenti digitali siano cresciuti del 9%, raggiungendo i 190 miliardi di euro, pari al 24% dei consumi delle famiglie italiane. Il Bel Paese delle pubblicità in Tv dove si paga con il sorriso e il mobile in un nano secondo, resta comunque fanalino di coda in Europa. Ma, il divario con Regno Unito, Francia e Germania si sta assottigliando. Secondo Confesercenti nel 2016, i Pos – i dispositivi point of sales – hanno raggiunto il numero di 2,18 milioni, + 235 mila unità sull’ anno precedente (+12%) e di quasi 800 mila (+58%) sul 2011. In media, negli ultimi cinque anni sono stati attivati ogni giorno 400 nuovi Pos. Vedremo ancora in giro cartelli: «Pos non funzionante» o «Non si accettano pagamenti bancomat per importi inferiori ai 20 euro»?
eleonora vallin

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