18 Luglio 2017

Si indaga: tra le ipotesi anche la regia unica

NAPOLI. «Gli incendi in Campania, ma anche in altre regioni sono sicuramente il frutto di azioni criminali dolose, messe in atto da organizzazioni mafiose e non mafiose. Sulle finalità finora si possono fare solo ipotesi in assenza di riscontri investigativi. L’ ipotesi principale è di soggetti che vogliono sottrarre così il territorio al turismo per utilizzarlo invece in chiave di sfruttamento imprenditoriale o criminale, di speculazione edilizia, o come sostiene qualcun altro, per lo smaltimento illegale dei rifiuti». A dirlo il procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti (nella foto), a margine della masterclass con i ragazzi tenuta al Giffoni Film Festival. Intanto, le Procure di Napoli, Torre Annunziata e Nola continuano negli scambi informativi riguardo i fascicoli aperti nei quali si ipotizza il reato di incendio doloso. Al momento, si attende anche una tregua un po’ più significativa riguardo l’ ana lisi del territorio e per capire meglio come siano stati posizionati gli inneschi sul territorio del Vesuvio, quello più colpito dagli incendi. A far propendere per l’ origine dolosa dei roghi sono alcune caratteristiche degli stessi: la modalità degli inneschi e l’ uso degli stessi luoghi per appiccare il fuoco.Intanto l’ ipotesi investigativa riguardo il movente degli incendi resta quella del grande affare dei fondi per il rimboschimento. Le attività di ripristino dei luoghi, infatti, tradizionalmente scatenato gli appetiti di operatori legali ma so prattutto borderline dal punto di vista della fedina penale. Ed è proprio su questa direttrice che si starebbero posizionando gli investigatori che non escludono una regia unica dietro gli incendi. I procuratori di Napoli, Torre Annunziata e Nola – Nunzio Fragliasso, Alessandro Pennasilico e Stefania Castaldi – sono in continuo contatto e attendono la seconda informativa dei carabinieri della sezione Forestale che conducono le indagini insieme con i vigili del fuoco. Probabilmente oggi saranno comunicati gli esiti degli accertamenti svolti in questi giorni. Riunioni sono previste per fare il punto della situazione e domani ci sarà un sopralluogo e una ricognizione aerea a bordo di un elicottero. Da ricordare che proprio in merito agli incendi il Codacons e Noi Consumatori aveva presentato due esposti per denunciare una situazione divenuta ormai praticamente insostenibile per il territorio. cese che non sono stati mandati via da nessuno. Il rientro in Francia si è reso necessario a seguito dell’ innalzamento del livello di rischio incendi anche lì». Il botta e risposta si era poi concluso con la controreplica di Capas so: «Prendiamo atto della precisazione della Protezione civile sui canadair francesi – aveva scritto costretti a tornare per l’ emergenza nel loro Paese, ma altri Stati non si potevano allertare? Non sono un tecnico, ma tutte le mie perplessità sulla gestione di questa emergenza restano intatte». «Parliamo di Europa – ha evidenziato – perché lo Stato non chiede agli altri Paesi?». L’ ALLARME DA TORRE DEL GRECO. E il vicesindaco di Torre del Greco, Romina Stilo, fa il punto di una situazione che è in continua evoluzione. «Purtroppo la fase critica non è terminata – spiega – perché il territorio colpito è vastissimo e i potenziali punti di innesco sono dappertutto. Non basta spegnere un incendio per far rientrare l’ allarme. È necessario bonificarlo, affinché il focolaio non si ripresenti. Ma spesso non facciamo in tempo a chiudere un fronte che se ne apre un altro – prosegue -. E il sottobosco diventa come una brace sempre accesa, pronta a riaccendersi ad ogni folata di vento. Ecco perché capita che i focolai si accendono esattamente negli stessi punti in cui le fiamme sembravano domate. Noi abbiamo profuso ogni sforzo possibile, siamo impegnati giorno e notte, ma temo che da soli non potremmo mai venirne a capo».

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