29 Giugno 2017

Indagati in 50 al Comune di Piacenza

C’ era chi timbrava e poi se ne andava in palestra a fare ginnastica, chi usufruiva di un timbro fatto dal collega e ne approfittava per recarsi, durante l’ orario di lavoro, a fare la spesa o dal meccanico. In tutto sono cinquanta i dipendenti del Comune di Piacenza indagati dell’ inchiesta sui cosiddetti «furbetti del cartellino». Ieri mattina a Palazzo Mercanti, sede del municipio, è arrivata la Guardia di Finanza per l’ acquisizione di documenti. Quaranta le misure cautelari – 39 obblighi di firma e un arresto domiciliare – dieci gli indagati a piede libero per accuse che vanno dalla truffa, al falso, fino al peculato. Oggi la Procura farà il punto in una conferenza stampa. Intanto, dal Comune di Piacenza – dove ieri è avvenuto il cambio della guardia tra Patrizia Barbieri, vincitrice del ballottaggio di domenica scorsa, e il sindaco uscente Paolo Dosi – arrivano in una nota le precisazioni del segretario generale: «Le Fiamme Gialle hanno acquisito documenti concordando le modalità con il Segretario generale e la dottoressa Laura Bossi, dirigente delle Risorse umane». Dosi prima di lasciare l’ incarico ha parlato di «vicenda che danneggia l’ immagine della città, avvilisce e fa sentire tutti quanti traditi» segnalando il «rischio di una paralisi della macchina comunale». Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, attacca: «Chiediamo i licenziamenti nei confronti dei responsabili di illeciti e l’ avvio delle doverose azioni di recupero delle retribuzioni intascate dai lavoratori senza lavorare». Intervengono anche il segretario generale della Cgil di Piacenza, Gianluca Zilocchi, e la segretaria generale Fp-Cgil, Stefania Bollati, che parlano di «comportamenti gravissimi».

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