14 Giugno 2017

Zaia impugna il decreto vaccini «L’ obbligo non è la soluzione»

il governatore del veneto guida la protesta contro la «modalità repressiva» del ministro lorenzin la regione smentisce l’ esistenza di un accordo preventivo e chiede un passo indietro al governo
Sarina BiraghiDifficile pensare che il decreto sulle vaccinazioni obbligatorie non sia uno strumento politico. È bastato che il governatore della regione più virtuosa nella sanità, il Veneto, si mettesse di traverso, e subito la politica è scesa in campo. La giunta del Veneto infatti ha dato mandato all’ avvocatura regionale di impugnare davanti alla Corte costituzionale il decreto, firmato dal presidente Mattarella lo scorso 7 giugno, che ha introdotto l’ obbligatorietà da 4 a 12 vaccinazioni per l’ iscrizione ad asili nido e scuola.Nell’ unica regione in Italia che da dieci anni ha sospeso l’ obbligo vaccinale (come in 15 Paesi ue), che ha un’ anagrafe digitale con dati in tempo reale e dove si registrano tassi di copertura superiori al 92,6%, «non siamo contro i vaccini né mettiamo in discussione la validità scientifica», ha spiegato il presidente Luca Zaia, «ma siamo contrari alle modalità coercitive che inquietano i genitori e finiranno per favorire l’ abbandono della scelta vaccinale. Alle legittime preoccupazioni delle mamme e dei papà per un programma di vaccinazioni così concentrato, e per certi versi immotivato, non si risponde con l’ imposizione dell’ obbligo e le multe, ma con l’ informazione e il dialogo. Mi auguro che il Parlamento, in sede di conversione del decreto legge, lo modifichi. Altrimenti, la regione Veneto impugnerà anche la legge».Il decreto, secondo il governatore leghista, «è controproducente, rischia di creare un abbandono più che fisiologico, lede l’ autonomia della Regione che ha un suo programma vaccinale e un suo rapporto con i cittadini, monetizza l’ obbligatorietà creando sperequazioni tra i cittadini perché, in pratica, chi ha 7.500 euro da spendere può rifiutare il vaccino e chi non li ha no».Smentito dunque il coordinatore della commissione Salute per la conferenza delle Regioni, Antonio Saitta, che vantava l’ unità delle Regioni, anche dall’ assessore alla Sanità del Veneto, Luca Coletto: «Il decreto è stato formulato senza alcuna intesa preventiva con le Regioni: nei nuovi Lea non è prevista la copertura dei costi. Il piano nazionale di vaccinazioni è tarato su quattro vaccini obbligatori e gratuiti e prevede un impegno di spesa di 300 milioni, distribuiti in due annualità». L’ assessore ritiene che la prevenzione vaccinale, specialmente quando il tasso di copertura non è inferiore alla soglia di «gregge», si possa affrontare con un’ informazione trasparente e con la responsabilizzazione di genitori e autorità locali, e non «obbligando», perché questo «significa andare allo scontro con le preoccupazioni dei genitori, tradire il rapporto di fiducia tra medici e cittadini e distogliere risorse significative dai programmi di prevenzione rivolti alle patologie croniche invalidanti, la cui cura assorbe circa il 70% della spesa sanitaria».La scelta culturale e di civiltà, rispettosa della libertà e dei diritti di tutti i cittadini, non è la stessa di Walter Ricciardi, presidente dell’ Istituto superiore di sanità: «Anche in Veneto la situazione della copertura vaccinale presenta diverse criticità, pur avendo diversi indicatori migliori di altre regioni». Infatti «la copertura di vaccinazioni raccomandate come morbillo, parotite e rosolia è superiore di quasi due punti rispetto al resto d’ Italia ma comunque inferiore al livello critico (95%), necessario per il raggiungimento dell’ eliminazione del morbillo». Eppure il Veneto, come ammette Ricciardi, risulta fra le poche regioni ad avere un recupero della copertura della vaccinazione esavalente inferiore al 5% a 36 mesi. Ciò significa che solo il 5% dei bambini non vaccinati secondo il calendario prestabilito si mette in pari con questa vaccinazione entro i tre anni, mentre nel resto d’ Italia la percentuale di bimbi «non in regola» è del 18%.«Il principale interesse del governatore veneto è quello di avere una maggiore visibilità mediatica piuttosto che la tutela della salute collettiva», attacca il deputato pd Federico Gelli: «Presumo che Zaia sappia che anche in Veneto la quota sicurezza del 95% non si raggiunge». E mentre il Tar dell’ Emilia Romagna ha rinviato al prossimo 17 ottobre il pronunciamento sul ricorso presentato da una trentina di famiglie e dal Codacons contro la vaccinazione esavalente, da oggi sarà attivo il numero verde 1500 del ministero della Salute al quale risponderanno medici ed esperti per dare informazioni ai cittadini. Insomma, come scrive il professor Ivan Cavicchi, per «il corto circuito del decreto tra affari, una scienza usata male e una politica senza politica lo scotto si pagherà a settembre quando, alla riapertura delle scuole, verranno fuori le complessità sociali, le insufficienze, i sottofinanziamenti, la disorganizzazione dei servizi e le bugie della tecnocrazia».
sarina biraghi

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this