Sentenza sui danni da vaccini, perché non ci dobbiamo preoccupare
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fonte:
- Wired.it
“Non è la giustizia che fa la scienza”. Giorgio Palù , presidente della Società italiana di virologia , non gira intorno al dibattito sollevato da una sentenza della Corte d’ appello di Milano. Pronunciamento che ha riconosciuto un indennizzo a una donna colpita da encefalite e quindi affetta da epilessia di Lennox Gustaut . Patologie per le quali, si legge nel dispositivo , “la vaccinazione resta l’ ipotesi eziopatogenetica altamente più probabile”.La vicenda riguarda una donna nata nel 1975 in provincia di Pavia. A sei mesi le era stata somministrata la seconda dose di un vaccino quadrivalente. Pochi giorni dopo l’ allora bimba ha manifestato “disturbi del comportamento e della motilità [] seguiti da episodi convulsivi”. Ulteriori episodi simili hanno portato alla diagnosi di epilessia infantile. Nel 2013 la sentenza del Tribunale di Pavia che ha riconosciuto il diritto ad un indennizzo, confermata in appello. Non più impugnata dal ministero della Salute e così passata in giudicato.”Una recentissima sentenza della Corte d’ Appello di Milano smentisce l’ Aifa e conferma in via definitiva il nesso di causalità tra vaccini e una grave patologia di una neonata”, scriveva lunedì sul proprio sito il Codacons. Questo nonostante la sentenza parli di”ipotesi”. Definendola oltretutto come quella “altamente più probabile”.Eppure questa è la presa di posizione dell’ associazione di consumatori. La stessa protagonista di una recente polemica con l’ Agenzia per il farmaco proprio in merito alla sicurezza dei vaccini.Leggi ancheAll’ Italia conviene costruire un gemello del Tap?”Che siano sicuri lo dimostrano milioni di vaccinazioni”, ribatte Palù. “Di effetti collaterali ce ne saranno in un caso su 10mila, ma sono lievi. Parliamo di arrossamento o prurito. I casi gravi sono rarissimi, dell’ ordine di uno su milioni. In ogni modo, si è dimostrato che è un rischio di gran lunga inferiore di quelli che derivano dal contrarre l’ infezione”.”Ogni atto terapeutico ha una quota di eventi avversi. Non per questo non ci si avvicina”, conferma Fabrizio Pregliasco , professore di Igiene generale e applicata all’ Università degli studi di Milano. Non bisogna poi dimenticare che si tratta di un vaccino somministrato più di quarant’ anni fa. “In quattro decenni i vaccini sono migliorati ulteriormente, i controlli sono stati affinati”. Non solo. Ogni vaccino “subisce tre fasi registrative di approfondimento, valutazione del dosaggio e degli eventi avversi. Quindi c’ è la farmacovigilanza”. Ovvero il controllo di come i pazienti reagiscono all’ iniezione. E quindi, “per quanto triste, il caso di questa donna resta isolato rispetto a tutte le persone che sono state vaccinate”.Quando però giustizia e scienza si incontrano, in gioco entrano due modi diversi di considerare la verità. “C’ è una difficoltà, nell’ opinione pubblica, di comprendere la complessità della verità scientifica. Che è proposta e dimostrata ma si esprime in termini probabilistici. Le verità assolute non appartengono alla scienza”. Sarebbe insomma diffusa un’ idea “distorta della scienza, come se fosse la verità al 100%, non ulteriormente confutabile, data una volta per tutte”. A parlare è Stefano Moriggi , filosofo della scienza e docente all’ Università di Milano Bicocca.È lui a chiamare in causa la “totale mancanza di educazione scientifica”. Beninteso, non si tratta di “conoscere formule e concetti”. Quanto piuttosto della “capacità di leggere un dato e saper distinguere un’ informazione attendibile da una che non lo è”. Partire dal caso singolo per affermare che i vaccini facciano male è insomma un errore concettuale: “nessuna istituzione ha mai escluso che ci siano dei rischi, per quanto in percentuali infime. Ma se adottassimo lo stesso criterio allora dovremmo rinunciare alla maggior parte dei farmaci, non sottoporci ad alcuna operazione. E curarci con l’ omeopatia, notoriamente acqua e zucchero”.”Non viviamo nel mondo delle certezze, ma delle probabilità”, prosegue Moriggi, “questo non è facile da comprendere, né da accettare”. Bene, ma questo come si concilia con l’ aula di un tribunale, dove un fatto è semplicemente vero o falso? “La giurisprudenza sta recependo alcuni strumenti epistemologici per tener conto di questioni scientifiche. Penso peresempio alla logica bayesiana o al calcolo delle probabilità. E questo è un ottimo segno”. Il passo successivo è trasferire questi strumenti, o almeno una diversa considerazione della natura delle verità scientifiche, all’ opinione pubblica. Associazioni di consumatori comprese.
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