«Non è il solo colpevole ma deve chiedere scusa»
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fonte:
- Il Gazzettino
barzi: «ha gestito male la questione dei crediti deteriorati» conte: «sperperato un patrimonio di 150 anni di fiducia»
TREVISO – (zan) Non può essere l’ unico capro espiatorio, ma, al tempo stesso, non è innocente. I rappresentanti dei soci leggono con una duplice lente la difesa di Vicenzo Consoli. «Consoli ha senza dubbio il pregio di aver fatto grande Veneto Banca – conferma Ettore Renato Barzi, imprenditore trevigiano e vicepresidente dell’ ormai disciolta Associazione Azionisti -. Al tempo stesso, però, non ha gestito con attenzione la concessione del credito, altrimenti come si spiegherebbero 8 miliardi di crediti deteriorati». L’ ex amministratore delegato ha sottolineato gli effetti negativi dell’ obbligo di trasformazione da banche popolari ad spa, in tempi strettissimi: «Quella legge nota Barzi – è stata fatta senza pensare alle conseguenze sul tessuto sociale di piccoli risparmiatori, di chi nella banca aveva riposto il Tfr o i 30-40mila euro per garantirsi una vecchia tranquilla. La Popolare di Bari o di Sondrio si sono opposte, presentando ricorsi, e qui invece è stato fatto tutto in 4-5 mesi, anche perchè la politica non ha dato alcun sostegno». Anche Andrea Arman, esponente del Coordinamento Don Torta, non nasconde perplessità sulla trasformazione: È stata effettuata con sospetta velocità, perchè altrimenti pareva dovesse crollare il mondo. Fatta la trasformazione, avvenuta la scalata delle banche, tutto è rimasto fermo per 24 mesi. Due anni di inerzia finalizzati solo a far uscire i depositi dalle casse delle popolari venete, per condurli in quelle delle banche concorrenti». Franco Conte, presidente del Codacons Veneto, pur affermando di comprenderne il dramma personale, sollecita l’ ex banchiere a maggior trasparenza e magari anche a delle scuse – sul sistema di pressione per spingere le filiali, da un lato, a far acquistare azioni ai clienti-soci, dall’ altra a procastinare le richieste di vendita: «Hanno sperperato un patrimonio di fiducia costruito in 150 anni. Non posso pensare che Consoli lo consideri un comportamento corretto. Emerge ancora un uomo ancora convinto di aver rispetto le regole, senza rendersi conto che, come dicevano i latini, summo ius, summa iniuria’: un rispetto solo formalistico, produce ingiustizie. E non può scaricare le responsabilità del buco su chi è venuto dopo».
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