L’ Istat: addio agli operai e alla piccola borghesia
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fonte:
- Il Gazzettino
il rapporto
annuale ricostruisce le classi sociali: scomparse le professioni
intermedie aumenta la manodopera non qualificata. gli anziani
riferimento per le famiglie i sindacati: «famiglie più povere, giovani
scoraggiati» il codacons: «è il fallimento della politica italiana»
ROMA – «Un Paese diseguale e frammentato nel quale dal 2008 sono aumentate progressivamente povertà e disoccupazione, aggravando le diseguaglianze economiche e sociali, le stesse che hanno generato la crisi». È l’ analisi della Cgil nazionale a commento della venticinquesima edizione del Rapporto annuale Istat. «Una società, quella italiana, in cui – prosegue la Confederazione – il primo elemento di iniquità risiede nella condizione professionale, dunque nella distribuzione del reddito e nella restituzione al lavoro di salari, occupazione e welfare. A dividere le famiglie italiane sono anche consumi e condizioni materiali, con un gap tra Nord e Sud del Paese sotto tutti i profili». Secondo la Cgil «investimenti e occupazione si confermano i punti dolenti della nostra economia. Serve uno shock a partire da un Piano straordinario per l’ occupazione giovanile e femminile, vera emergenza del Paese, o tutte le grandi tendenze socio-demografiche tra cui spiccano invecchiamento, bassa natalità e difficoltà delle nuove generazioni a lavorare e realizzarsi, continueranno a peggiorare e non troveranno mai soluzione». Alla Cgil fa eco la segretaria nazionale della Cisl, Annamaria Furlan: «È una Italia sempre più diseguale, dove si allunga la forbice tra ricchi e poveri e con l’ ascensore sociale che funziona solo verso il basso. Aumento delle disuguaglianze e dell’ esclusione sociale, dualismi sempre più evidenti sia a livello territoriale che generazionale, natalità in calo, famiglie che si impoveriscono, giovani sempre più scoraggiati, donne sempre svantaggiate sul lavoro, complessivamente un clima di sfiducia e di scarsa partecipazione alla vita collettiva. L’ aumento delle diseguaglianze sociali, come ha detto Romano Prodi, aiuta i populismi». Per il Codacons si tratta di «una vergogna per un paese civile e certificano il fallimento della politica italiana. Sembra la fotografia dell’ Italia del primo Dopoguerra, e dimostra la tragedia economica che ha investito il Paese negli ultimi anni – spiega il presidente Carlo Rienzi -. Gli allarmi lanciati a più riprese dal Codacons si dimostrano più che mai corretti, così come la sordità della politica che non ha ascoltato le denunce dei cittadini. Chi è ricco continua ad arricchirsi e a mantenere la propria posizione di potere, mentre le classi meno abbienti diventano sempre più povere e il ceto medio addirittura scompare». Ma l’ Istat ci dice che gli italiani stanno diventando un popolo sempre più sedentario e in sovrappeso. «I dati diffusi – scrive su Facebook il ministro allo Sport, Luca Lotti – sono un campanello d’ allarme che non possiamo sottovalutare. Dobbiamo invertire la tendenza, promuovendo uno stile di vita in cui ci sia spazio per l’ attività fisica e si adotti una dieta salutare».
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