19 Maggio 2017

Il presidente del Codacons non paga la mensa scolastica: “Il cibo non è buono”

Non paga la mensa dei figli dal 2008, ma non è un indigente. Tra gli insolventi di “Milano Ristorazione”, la società che si occupa dell’erogazione dei pasti nelle scuole milanesi, c’è anche lui, Marco Maria Donzelli, presidente del Codacons, che rappresenta i consumatori nella class-action intentata nel 2010 contro la Spa del Comune e che ancora non ha visto la parola fine.

Intervistato dal Corriere della Sera, Donzelli spiega che il mancato pagamento per la mensa delle tre figlie (due ormai grandi, fuori dalla scuola dell’obbligo e una in quinta elementare) rappresenta un gesto di protesta. “Ho una causa personale aperta con il Comune, che è partita parallelamente alla class action intrapresa come Codacons. Come famiglia abbiamo deciso di non pagare più la mensa perché gli inadempimenti di Milano Ristorazione e del Comune erano troppo gravi”. Intanto la figlia piccola continua ad andare in mensa: “Siamo obbligati a usufruire di questa mensa. Noi avremmo voluto portare il cibo da casa, ma ci è stato impedito. Non potevamo fare altrimenti. Io e mia moglie lavoriamo, per noi è impossibile andare a prendere la bambina all’ora di pranzo”. Alle domande del giornalista che gli fa notare come la scuola garantisca il pasto in ogni caso, Donzelli replica: “Mia figlia mangia pochissimo, solo pane e arance”. E poi ancora: “Il cibo della mensa o non è buono o comunque non è in linea con l’alimentazione che intendiamo seguire noi”.

Insomma, Donzelli non si sente in torto, a stare fra i 28 mila morosi della mensa: “Forse bisognerebbe riflettere sul fatto che non tutti hanno problemi legati alla crisi economica. Per molti evidentemente non pagare è una scelta, perché non è stata data la libertà di alimentare diversamente i propri figli. Il vicesindaco e assessore all’Educazione, Anna Scavuzzo, sulla possibilità di far consumare a scuola il pasto portato da casa ha un atteggiamento che sembra ispirato a principi del Medioevo, in contrasto con la direzione scolastica”.

La soluzione della vicenda sembra essere in mano alle decisioni del giudice in sede civile: “Se ci condannano, pagheremo”, assicura Donzelli.

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