13 Maggio 2017

Schettino in carcere per 16 anni

Schettino in carcere per 16 anni
la cassazione conferma la condanna per il naufragio: l’ ex comandante già a rebibbia

l ROMA. Tutto come previsto. Il suo legale aveva assicurato, in caso di conferma della condanna, che Francesco Schettino sarebbe andato immediatamente a costituirsi al carcere romano di Rebibbia. E così è stato: appena appresa la notizia che la Corte di Cassazione ha confermato la pena, rendendola definitiva al terzo grado di giudizio, l’ ex comandante si è diretto verso il luogo dove dovrà trascorrere i prossimi 16 anni, il nuovo complesso del carcere romano. Un gesto simbolico, per riaffermare con dignità e per l’ ultima volta che lui crede «nella giustizia». È una storia nota in tutto il mondo. Schettino comandava la Costa Concordia quel 13 gennaio 2012, quando la nave da crociera si andò a schiantare contro uno scoglio passando vicino, troppo vicino hanno stabilito gli atti, all’ isola del Giglio, per il consueto «inchino» agli isolani. Poi, la notte raccontata fino allo sfinimento in tutte le trasmissioni e su tutti i giornali: forse una situazione sottovalutata, poi Schettino che abbandona la nave, quella telefonata riascoltata mille volte con la Capitaneria di porto, con l’ ammiraglio De Falco che gli urla invano «Torni a bordo, cazzo, io le faccio passare i guai», e il «no» di Schettino, che non fu l’ ultimo a lasciare la nave. L’ epilogo è noto: 32 vittime, oltre 400 feriti, il relitto della nave rimasto per mesi di fronte al Giglio e diventato una sorta di tragica attrazione turistica, prima della faticosa rimozione. Eccoli, per Schettino, i guai promessi da De Falco: 16 anni di carcere, anche se una parte di partita potrebbe essere ancora da giocare. Il comandante che crede nella giustizia vuole andare fino in fondo, e il suo legale Saverio Senese non esclude nuovi passi: «Ci sono state violazioni nel diritto di difesa, aspettiamo le motivazioni e valuteremo se ricorrere alla Corte Europea. Lui sa di essere responsabile, ma non colpevole, ma gli italiani hanno sempre bisogno di crocifiggere qualcuno». «Schettino questa sentenza se l’ è ampiamente meritata. Per le sue bugie e per il poco rispetto che ha avuto, anche dopo, nei confronti delle vittime di quel terribile naufragio», dice Elio Vincenzi, marito di una delle vittime del naufragio, Maria Grazia Trecarichi, origina ria di Leonforte. «Si chiude una parentesi dolorosa ma rimane ancora aperta una ferita per la comunità di Isola del Giglio. Continuano infatti su altri tavoli le vicende giudiziarie in ambito civile», ha detto invece il sindaco Sergio Ortelli. «Rimane tutta l’ amarezza per la strada ancora tutta in salita che ci vede, nostro malgrado, protagonisti per il riconoscimento dei danni subiti e delle somme anticipate durante l’ emergenza». «Francesco Schettino, le cui responsabilità sono innegabili, pagherà per tutti coloro che hanno contribuito a provocare le 32 vittime», secondo il Codacons, che è stato parte attiva nel processo rappresentando alcuni naufraghi sopravvissuti all’ incidente dell’ Isola del Giglio. «Dall’ inizio del percorso giudiziario – si legge in una nota giudici e mass media hanno individuato un solo e unico responsabile e non hanno mai voluto considerare cosa c’ era dietro l’ inciden te: negligenze e omissioni sul fronte della sicurezza a bordo della nave, che senza dubbio hanno influito sui decessi. Basti pensare che alcune vittime sono state rinvenute affogate nella tromba dell’ ascensore rimasta aperta per il gravissimo mancato funzionamento del generatore di emergenza e per gli altrettanto gravi difetti di progettazione del sistema degli ascensori, come accertato dagli stessi periti del Tribunale».
 

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