12 Maggio 2017

Troppa confusione nelle Regioni tra lentezze, proteste e ricors

Troppa confusione nelle Regioni tra lentezze, proteste e ricors

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IL DOSSIER ROMA Obbligatorietà dei vaccini per accedere ad asili nido e scuole materne. In attesa di una legge nazionale annunciata ieri dalla ministra Beatrice Lorenzin, le Regioni procedono in ordine sparso. Dall’ autunno scorso, quando al clamore mediatico sulla meningite si sono aggiunti i dati sul calo dei vaccini obbligatori e il ritorno del morbillo, è partita la corsa a difendere i più piccoli scegliendo come strada il divieto di iscrizione ad asili nido e scuole materne di chi non è vaccinato. Almeno negli annunci (tra ritardi, proteste e ricorsi) che si sono ripetuti in ogni regione. IL QUADRO Poi quasi in sordina, l’ Emilia Romagna ha rotto il muro delle intenzioni e il 22 novembre scorso l’ assemblea regionale ha approvato la prima legge regionale che prevede come requisito d’ accesso ai servizi educativi per la fascia 0-3 anni, l’ obbligo di aver assolto agli obblighi vaccinali prescritti dalla normativa vigente. Per accedere agli asili nido, dal prossimo anno scolastico, i bambini fino a 3 anni dovranno aver fatto i vaccini contro difterite, poliomielite, tetano ed epatite B. Si tratta di una «misura a tutela della salute pubblica e dei bimbi più deboli, apriamo la strada a livello nazionale» ha annunciato il governatore Stefano Bonaccini. Ed effettivamente, mentre in Emilia Romagna Codacons e alcuni gruppi di genitori si sono rivolti al Tar (che deciderà sul ricorso il prossimo 13 giugno), nelle altre regioni è partita la corsa a dotarsi di una normativa simile. Nessuna fino ad ora è diventata legge ma alcune sono quasi in dirittura d’ arrivo. A partire dalla Toscana, con la proposta varata dalla giunta di Enrico Rossi lo scorso gennaio e approdata in Consiglio regionale per l’ iter di approvazione legislativo che dovrebbe concludersi a fine mese. Qui si punta a bloccare l’ accesso ad asili nido e scuole materne non solo a chi non ha fatto i quattro vaccini obbligatori, ma anche quelli raccomandati come pertosse, haemophilus B, meningococco C e B, pneumococco, morbillo, rosolia, parotite, varicella. Anche il governatore del Lazio a novembre aveva annunciato su Facebook «l’ obbligo di vaccinazione per i bimbi che vanno al nido: è una legge che proporrò in Consiglio regionale per combattere la diffusione di malattie pericolose e tutelare la salute dei più piccoli». Il 16 gennaio la sua Giunta ha varato la proposta e dopo soli due giorni l’ ha trasmessa al Consiglio, dove in commissione le opposizioni, a partire dal consigliere Davide Barillari (M5s) stanno facendo un forte ostruzionismo. IN ORDINE SPARSO In Umbria questa settimana la commissione regionale ha approvato la modifica della legge sulla prima infanzia prevedendo per i bimbi fra i 3 e i 36 mesi l’ obbligo di vaccinazione per accedere agli asili nido. Nelle Marche, sempre in commissione è passato il testo che prevede l’ obbligo di vaccinazione sia per poter accedere agli asili nido che ai centri per l’ infanzia. In Piemonte si incomincia a discutere questa settimana della questione ma da giorni le caselle di posta elettronica dei consiglieri sono sotto attacco dei No-Vax. In Puglia invece si inizierà a discutere la prossima settimana di una proposta di legge bipartisan che prevede l’ obbligo di vaccinazione addirittura fino ai 17 anni. In Lombardia ad aprile è stata approvata solo una mozione che chiede alla Giunta di preparare una legge o un regolamento per rendere subordinato alle quattro vaccinazioni obbligatorie l’ accesso agli asili nido. Infine il Veneto, che a novembre ha varato una delibera per ribadire la non obbligatorietà dei vaccini per accedere agli asili ma prevedendo il monitoraggio degli accessi e la sospensione delle iscrizioni dei non vaccinati se all’ interno della struttura i vaccinati scenderanno sotto il 90%. Antonio Calitri © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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