«Uber come i taxi»
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
BRUXELLES. Il braccio di ferro tra i tassisti e la piattaforma Uber si arricchisce di un nuovo capitolo, un punto a favore dei primi: secondo un primo parere della Corte Ue, Uber potrebbe essere obbligata a possedere le licenze richieste dalle legislazioni nazionali per i taxi. Esultano le varie associazioni dei tassisti, frena Uber: «Aspettiamo la sentenza», fanno sapere dalla società nata come start-up del web e diventata in poco tempo colosso mondiale. Le conclusioni cui è arrivato l’ avvocato generale della Corte Ue nella causa intentata a Uber da un’ associazione di taxi spagnola non favoriscono la piattaforma. Bisognerà ora vedere se il suo parere sarà accolto nella sentenza, attesa nei prossimi mesi. Nella maggioranza dei casi è esattamente quello che succede anche se nella giurisprudenza recente non sono mancati esempi di segno opposto in cui la Corte si è discostata dal parere dell’ avvocato generale. Secondo le conclusioni di quest’ ultimo, Maciej Szpunar, il servizio offerto da Uber deve essere qualificato come servizio nel settore dei trasporti. Escluso quindi dal principio della libera prestazione fissato dall’ Ue per i servizi informatici. «Questa pronuncia – applaude il presidente dell’ Unione dei Radiotaxi d’ Italia, Loreno Bittarelli – conferma le tesi che sosteniamo ormai da tempo. Uber dice di essere una piattaforma di intermediazione tra autisti e passeggeri ma in realtà il suo vero business è appunto quello del trasporto» e quindi, a suo parere, anche per lei devono valere le normative nazionali relative al settore. Di segno analogo le prese di posizione dell’ as sociazione europea Tea, di Federtaxi, di Conftrasporto e dei vari sindacati di categoria, mentre critiche arrivano dalle associazioni dei consumatori: «Il processo di liberalizzazione del settore dei trasporti è ormai inarrestabile e inevitabile e per questo le conclusioni dell’ avvo cato generale della Corte Ue appaiono obsolete e si scontrano con la realtà», afferma ad esempio il presidente di Codacons Carlo Rienzi. La piattaforma online sceglie il basso profilo: «Essere considerati una società di trasporto non cambierebbe il modo in cui molti Paesi europei già oggi regolano le nostre attività», affermano da Uber, attaccando tuttavia «le leggi datate che impediscono a milioni di europei di accedere a corse affidabili con un semplice clic». Un parere condiviso dall’ esperto di regolamentazione sulle telecomunicazioni Innocenzo Genna, con base a Bruxelles: «Per Uber – sostiene – non sarà per forza un disastro, perché continuerà a fornire gli altri servizi basati su conducenti autorizzati come UberX, UberLimo, eccetera. Il problema però potrebbe sorgere per le altre applicazioni della sharing economy che sono basate su privati cittadini, non su lavoratori professionisti e autorizzati. È il caso, ad esempio, di Airbnb ma anche di altre applicazioni meno famose. Per le start-up europee si preannunciano tempi duri». Salvatore Lussu.
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