10 Maggio 2017

Il buono vacanza? Era un raggiro

Il buono vacanza? Era un raggiro

l’ incubo di 2 coniugi ora seguiti da codacons: una società ha spillato 20mila euro con la falsa vincita
di Eleonora DegoliUna telefonata che annunciava la vincita di un premio per viaggi da sogno. Così è iniziato quello che per una famiglia modenese si è rivelato essere un incubo che dura ormai da tre anni e che le sta costando più di 20mila euro.La chiamata è arrivata nell’ aprile del 2014 da parte di una società di Roma. Annunciava che da un sorteggio provinciale la famiglia era stata estratta ed aveva quindi vinto un “buono vacanza” per un viaggio gratuito in Sardegna. «Ci hanno dato appuntamento – spiega la coniuge – per spiegarci che il buono che era da utilizzare entro un anno. Quell’ anno avevamo già prenotato una vacanza, ma ci hanno assicurato che i 700 euro di quella vacanza ce li avrebbero ridati. Non abbiamo mai visto questi soldi e non siamo nemmeno andati in vacanza».Dietro al “buono” c’ era altro: «La sera dopo – ha proseguito la coppia – abbiamo ricevuto a casa nostra un altro ragazzo, che ci ha dato informazioni sulla possibilità di viaggiare a costi bassissimi in ogni periodo dell’ anno e di avere ogni anno una vacanza gratuita. Ci ha martellato di parole e ci mostrava un catalogo in cui c’ erano prezzi davvero vantaggiosi».Continua a spiegare il “vincitore”: « Per poter usufruire delle offerte avremmo dovuto pagare un certificato, con un finanziamento da 16.400 euro, che si sono poi rivelati più di 20mila. Abbiamo ceduto quando ci ha detto che sarebbe stato un finanziamento anche per nostro figlio, usufruibile fino al 2053. Quando questo certificato è arrivato per posta ci è caduto il mondo addosso. Ci siamo rivolti al Codacons perché ci aiutasse».Dalla loro richiesta di aiuto è partita l’ indagine. «Ci sono tutti gli elementi per pensare che sono stati raggirati, – commenta il presidente Codacons Fabio Galli – perché i signori dicono: “io non avevo contezza di ciò che stavo facendo”. Sembrava tutto meraviglioso. È stato poi nel rifletterci senza avere l’ assillo che hanno capito che non era quello che volevano».La coppia non ha nemmeno avuto il tempo di leggere le carte, perché il venditore voleva chiudere in fretta. Hanno inoltre saputo di ulteriori spese, pari a circa ulteriori 400 euro per le pulizie dei locali della società, che ha diverse sedi: una a Roma, una a Sassari, una in Svizzera e un’ altra nel Regno Unito.E in tutto questo non sono nemmeno mai andati in vacanza: «Abbiamo scoperto che avremmo dovuto partecipare a conferenze di novanta minuti per ogni viaggio, altrimenti avremmo dovuto pagare tutta la vacanza. Inoltre ci sarebbero state altre firme da mettere e questo ci ha scoraggiato», confessa la coppia nel corso dell’ incontro alla sede del Codacons. «Di questi 20mila euro ne sono stati versati circa la metà e la famiglia continua a versare. – continua Galli – Se smette di pagare, essendo un finanziamento fatto con una società finanziaria, verrebbero iscritti alla Crif, che è la centrale dei cattivi pagatori. Si aggiungerebbe il danno alla beffa».C’ è la possibilità di rivedere quei soldi? Secondo ciò che diceva il venditore (ora introvabile) sì.E invece «Se la società non vende il nostro certificato a qualcun altro non può rimborsarci – spiega la coppia -, dopo tre anni siamo secondi in lista, ma probabilmente non ci chiameranno mai».
 

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