«Noi nel fumo con mascherine scadute»
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fonte:
- Il Messaggero
`a pomezia, la denuncia dei
vigili urbani che erano in servizio il giorno dell’ incendio dei
rifiuti: «senza occhiali, guanti e tute» `gli agenti accusano l’
amministrazione comunale di non aver adottato un protocollo d’ emergenza
per garantire la sicurezza
IL CASO Avrebbero lavorato con poche protezioni le donne e gli uomini della polizia locale di Pomezia e Ardea durante i quattro giorni di rogo alla Eco X di via Pontina Vecchia. Lo denuncia il Dipartimento autonomie locali e polizie locali (Diccap). LA CIRCOLARE «Al personale impegnato intorno alla struttura sono state distribuite mascherine -dice il coordinatore provinciale Diccap, Guglielmo Marchetti- nel caso della polizia di Pomezia scadute nel 2011, ai colleghi di Ardea senza alcun tipo di filtro». Ai vigili di Pomezia sono poi arrivate quelle nuove, «ma senza alcuna istruzione -aggiungono dal sindacato. Non sapevano, ad esempio, che dovevano essere indossate prima di arrivare sul posto, né che andavano sostituite dopo alcune ore, né, infine, che i colleghi avrebbero dovuto tagliare la barba per evitare che la mascherina non aderisse alla pelle. Nessuno inoltre ha distribuito occhiali, guanti e tute di protezione». Per questo ieri il sindacato ha inviato ai due Comuni una richiesta di accesso agli atti «per capire -aggiungono- sulla base di quali relazioni di Asl e Arpa il sindaco di Pomezia Fucci e il Commissario straordinario di Ardea Tedeschi, abbiano firmato le ordinanze che prevedono i divieti e le prescrizioni per i cittadini». I delegati dei lavori vogliono capire, insomma, se sono state adottate tutte le precauzioni idonee per tutelare anche il personale presente sul luogo dell’ incendio. GLI EPISODI «Ci sono due colleghe di Ardea in infortunio -racconta Michele Gregis, rappresentante locale Diccap- che io stesso la sera del 7 maggio ho accompagnato al pronto soccorso perché si sono sentite male a causa del fumo respirato». Intanto ieri il Cocadons ha presentato alla Procura di Velletri un esposto, chiedendo un’ estensione delle indagini e una serie di accertamenti sui materiali all’ interno dell’ impianto. «Dopo le segnalazioni dei residenti a cui nessuno ha risposto – dice il presidente Carlo Rienzi- crediamo sia doveroso estendere le indagini nei confronti del Comune di Pomezia, della polizia locale e della Asl ipotizzando il concorso in incendio, disastro ambientale, diffusione di sostanze tossiche e omissione di atti d’ ufficio. Chiediamo poi alla Procura di acquisire i documenti relativi alla merce trattata per accertare la presenza di materiale pericoloso per la salute». Il Codacons ha infine pubblicato il modulo con cui i cittadini e le aziende possono costituirsi parte offesa per ottenere il risarcimento dei danni subiti. Moira Di Mario © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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