20 Aprile 2017

Esposto del Codacons per i disabili respinti nella pizzeria di Nicolosi

Esposto del Codacons per i disabili respinti nella pizzeria di Nicolosi

Il sindaco Nino Borzì, già intervenuto sull’ accaduto, ieri ha commentato: «Siamo ancora in fase di accertamento dei fatti. Ho sentito il ristoratore e in queste ore tornerò al Csr di Viagrande». Gerardo Marrone OOO “Violenza privata aggravata dai futili motivi”. E’ l’ accusa ipotizzata dal Codacons in un esposto presentato ieri alla Procura di Catania in cui si chiede “chiarezza sul caso dei disabili cacciati da una pizzeria di Nicolosi”. Quindici assistiti e tre operatori del Csr-Aias, otto giorni fa, si erano recati nel locale ma – almeno stando alla versione fornita dall’ associazione assistenziale – erano stati “messi alla porta” prima di potere raggiungere il tavolo precedentemente prenotato. Sull’ episodio era intervenuto pure il sindaco Nino Borzì, che ieri ha commentato: “Siamo ancora in fase di accertamento dei fatti. Ho già sentito il ristoratore, in queste ore tornerò al Csr di Viagrande”. Subito dopo la diffusione della nota di protesta dell’ Aias, Borzì aveva annunciato provvedimenti “che possono arrivare sino alla chiusura temporanea del locale”. Adesso, il primo cittadino puntualizza: “Solo quando avrò completato tutte le verifiche, potrò assumere una decisione. Comunque, non sembra che le cose siano andate com’ è stato raccontato. E il gestore s’ è pure scusato”. Stando al titolare della pizzeria, tutto sarebbe nato da una “incomprensione” e da una frase pronunciata da un’ operatrice del Csr-Aias. L’ uomo avrebbe detto di essersi “sentito offeso gratuitamente” e negato di avere risposto con toni sgarbati, tanto meno di avere cacciato nessuno. “Non sono un mostro – ha dichiarato nei giorni scorsi – Sono pronto a scusarmi e ospitare i ragazzi di nuovo da noi”. Tre dipendenti della struttura socio -riabilitativa avevano, invece, riferito che “a quindici dei nostri disabili, tantissimi in carrozzella, è stato impedito di entrare”. E ancora: “Avevamo prenotato e la sala era pure vuota. Quando i no stri operatori sono entrati, come fanno sempre precedendo gli assistiti, il proprietario li ha cacciati. Una discriminazione inaccettabile. I nostri ragazzi si sono sentiti offesi, allontanati solo perché hanno la colpa di essere su una carrozzina. Il gestore della pizzeria, infatti, ha risposto in malo modo quando abbiamo chiesto di togliere le sedie dal tavolo che ci aveva riservato. Ha detto che non potevamo comandare a casa sua, che la nostra presenza non era gradita. E ci ha indicato la porta! Siamo andati via senza dire una parola, per non turbare ulteriormente gli assistiti. Per fortuna siamo stati poi accolti altrove, sempre a Nicolosi, senza alcun problema”. Nessun commento ieri dal Centro siciliano di Riabilitazione né sulle frasi pronunciate dal titolare della pizzeria, né sull’ iniziativa del Coda cons. E’ stato il presidente regionale dell’ organizzazione dei consumatori, Giovanni Petrone, a firmare l’ esposto che è stato presentato negli uffici giudiziari dalla penalista Giuseppina Chiara Reale. “Conside rata la delicatezza della vicenda – commenta il Codacons in una nota – appare indispensabile che si faccia assoluta chiarezza, non potendo in alcun modo passare un messaggio di giustificazione o leggerezza su quanto accaduto”. L’ organizzazione dei consumatori prende atto nel comunicato che “il sindaco di Nicolosi, Nino Borzì, è intervenuto a tutela dell’ intera cittadinanza, manifestando il proprio disappunto e invitando i ragazzi con gli operatori a tornare a Nicolosi a spese dell’ amministrazione”. Il primo cittadino conferma: “L’ invito resta valido”. Il Codacons conclude: “Al di là e al di sopra delle versioni delle parti interessate, l’ incidente di mercoledì scorso mette in evidenza una delle piaghe storiche della nostra società. Un fatto troppo grave e inaccettabile per una comunità che si vorrebbe descrivere civile. Per questo, il Codacons ha chiesto alla Procura di Catania di intervenire allo scopo di accertare come si siano realmente svolti i fatti e verificare eventuali fattispecie penalmente rilevanti e le relative responsabilità”. (*GEM*)
 
 

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