AMBIENTE associazione all’ attacco
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
Non sono solo i “veleni tombati” a segnare le emergenze ambientali del Salento. Gli abusi macroscopici emersi nelle cave di “Burgesi”, a Ugento, o lungo il tracciato della statale 275 non sono che la punta dell’ iceberg di una situazione critica che investe l’ intero territorio. Una costellazione di micro discariche a cielo aperto lungo strade e complanari che ora induce il Codacons a lanciare l’ allarme attraverso un esposto in Procura. «Si trova di tutto», spiegano gli avvocati Cri stian Marchello e Piero Mongelli, che hanno allegato all’ esposto anche un book fotografico dei siti inquinati. «Vecchie suppellettili, carcasse di elettrodomestici, pneumatici e materiali pericolosi, ma anche spazzatura, plastiche, vetro e amianto. Non passa giorno – dicono – in cui presso lo sportello Codacons di Lecce non arrivino segnalazioni di abusi». Una condizione che incide drammaticamente anche sugli aspetti turistici del territorio. Tanto che l’ associazione ha diffidato i Comuni interessati – tra cui Lecce, Cavallino e Lizzanello – ma anche Provincia di Lecce e Anas a provvedere alla immediata rimozione della spazzatura e conseguente bonifica dei siti. «Non può sottacersi – spiegano i legali del Codacons – come tale situazione sia stata determinata dalla inciviltà di molti cittadini ma anche dalla assoluta incapacità dei Comuni (Lecce in testa) di gestire i rifiuti urbani con l’ introduzione della raccolta differenziata, con la ulteriore non felice conseguenza che la Tari, da occasione di risparmio per i contribuenti, sta divenendo sempre più un balzello esoso ed insopportabile. Sono troppi i cittadini evasori che non possono accedere alla raccolta differenziata e in assenza di cassonetti comuni finiscono con il buttare l’ immondizia nei carrellati di altri o lungo le strade. Aggiungendo danno a danno. Per non parlare del fatto che, soprattutto la città di Lecce, per tutta la notte e nelle prime ore della mattina lavorativa, si presenta come un vero e proprio immondezzaio». In questo quadro desolante, osservano dall’ associazione, si innesta la vicenda del Comune di Lizzanello, «dove i cittadini si sono visti aumentare la Tari di oltre il 40% a causa di una carente gestione del servizio che lo ha portato a perdere una causa con la ditta appaltatrice ed a spalmare il danno solo sui cittadini onesti, lasciando fuori i furbacchioni che evadono la prima volta e non pagano il dazio la seconda». Secondo il Codacons «occorre una seria riconsiderazione della lotta all’ eva sione e l’ assunzione di responsabilità per quei dirigenti che avendo avvallato contratti “fasulli” hanno determinato cause milionarie, tutte vinte dalle aziende erogatrici dei servizi a danno dei cittadini che si trovano ad essere circondati da discariche abusive e pericolose, con un servizio di gestione che fa acqua da tutte le parti e con una tassa che, se continua così, drenerà gran parte delle risorse finanziarie delle famiglie a tutto vantaggio di pochi furbacchioni». Da qui, la richiesta alla Procura di accendere un faro sull’ intera gestione dei rifiuti in Provincia, perseguendo i cittadini che continuano ad usare il territorio come una discarica «ma anche quelle amministrazioni e quei funzionari che, non compiendo fino in fondo il loro lavoro, si rendono complici e conniventi con una situazione che diventa ogni giorno di più insopportabile e che, se tirata alla lunga, determinerà il fallimento di tutte le politiche ambientali e sociali si no ad ora perseguite». Chiamato in causa, tuttavia, interviene il sindaco di Lizzanello, Fulvio Pedone. «Spero si faccia sul serio – commenta a proposito dell’ iniziativa del Codacons – e che non sia la solita propaganda autoreferenziale. Sorprende – continua – che l’ esposto riguardi solo tre comuni su centodue. Per affrontare il diffuso problema del lettering a Lizza nello abbiamo due linee di intervento: prima di tutto creare una nuova consapevolezza civica, poi reprimere chi viola le norme ambientali. Abbiamo pertanto organizzato corsi di formazione presso le nostre scuole, per spiegare che il rifiuto domestico non è più qualcosa della quale disfarsi immediatamente o conservare nella parte meno igienica di casa. Bisogna conviverci. Cambiare questa consapevolezza nei cittadini – commenta Pedone – è la sfida più importante. La repressione non è mai sufficiente, per via delle poche risorse (economiche e umane) di cui disponiamo ed in funzione di un fenomeno straordinario nella sua portata emergenziale. La nostra campagna, come quella di tutti i comuni della cinta leccese, unisce il nostro territorio con quello di Lecce: si tratta dell’ area con maggiore densità abitativa della provincia, quindi, per controllarla avremmo bisogno dell’ esercito, non di pochi vigili urbani. Non sono sufficienti le continue ordinanze, né i controlli che vengono fatti aprendo le buste dei rifiuti abbandonati. Lo stato centrale – spiega il sindaco – deve iniziare a trasferire risorse anche ai comuni, oltre che alle banche. La nostra Regione ci impone un sistema di rifiuti pessimo con conseguenze drammatiche sull’ economia locale e ne sanno qualcosa i miei concittadini. La differenziata, anche la più spinta, non fa risparmiare se non esistono spazi di conferimento vicini. Sia chiaro che io non chiederò un euro ai miei concittadini per rimuovere quei rifiuti segnalati nell’ esposto – conclude – ma andrò a chiederli, spero con l’ aiuto dei miei colleghi sindaci, prima a Bari e poi a Roma». [p.b.]
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