La città è una trappola zig-zag tra buche e reti
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fonte:
- Il Messaggero
IL REPORTAGE «Città trappola», titolava Il Messaggero nel 1997 per raccontare lo zigzagare quotidiano dei centauri tra le buche della Capitale. «All’ Eur 30 buche in 300 metri di strada, profonde 40-50 centimetri», veniva annotato. Considerazione che si potrebbe copincollare oggi, stessa strada (era Via Alessandro Dudan, per la precisione), stessi squarci sull’ asfalto, rappresentazione di una città gattopardesca che a distanza di vent’ anni sembra essere alle prese con gli stessi problemi di sempre. Certo un cambiamento, a essere precisi, andrebbe registrato. Non sul numero delle voragini, che sembra rimasto intatto, semmai sul colpo d’ occhio. Accanto alla successione di smottamenti grigiastri sul bitume sgretolato, oggi, si affacciano le reti di plastica, colore arancio, installazioni temporanee solo per la burocrazia, perché come scriveva Flaiano nulla è più definitivo del provvisorio. VIGILI PIANTONI Viene da chiedersi se siamo diventati la città delle reti arancioni, che spuntano ovunque, forse quando i vigili si sono stancati di fare i piantoni per ore alle crepe sulle strade martoriate, e lì restano per giorni, settimane, mesi. Dove? Ovunque. All’ ingresso del Ponte Palatino, nel bel mezzo di via del Teatro di Marcello (proprio a due passi dal Campidoglio), in via Natale del Grande a Trastevere, nel sottopasso della stazione Termini che unisce via Marsala a via Giolitti. E ancora in via dei Sardi, al Tiburtino, a pochi metri dal portone della scuola Saffi; in via dei Lucani all’ angolo con scalo San Lorenzo; in piazza di Porta Capena, in via Santa Croce in Gerusalemme, a piazza della Repubblica, in via di San Gregorio, con vista Colosseo. Perfino a largo di largo Torre Argentina, davanti ai templi romani dell’ area sacra. Avamposti dell’ incuria, mal sopportati dai residenti, fino a quando non prevale la rassegnazione o l’ ironia (ecco allora le pasquinate sui cartelli, come quello, diventato famoso, con scritto «in questa buca inciampò Spartaco nel 77 a.C.», comparso qualche tempo fa in un viale del Quadraro). Tentativi di tenere il morale alto, mentre i fondi per la manutenzione si abbassano e così anche l’ operazione #StradeNuove, con tanto di hashtag in principio, varata dalla giunta grillina di Virginia Raggi, numeri alla mano, fa scendere ancora l’ asticella degli investimenti, che passano a quota 49,9 milioni, ancora meno dei 50,6 decisi dall’ ex sindaco Marino. I RICORSI Certo, c’ è la volontà politica, ha promesso la sindaca con tutto il M5S, di «affrontare, come nessuno ha fatto prima, uno dei problemi più sentiti dai romani». Ma non è chiaro come, se poi i fondi restano al palo, mentre in città l’ 82% delle strade si presenta con almeno una buca e mediamente si registra una crepa nell’ asfalto ogni 15 metri, come calcolò il Codacons qualche mese fa. Nel frattempo, ai romani incidentati per colpa del bitume sfaldato, non resta che chiedere un risarcimento. E infatti in Campidoglio arrivano oltre 1.500 richieste l’ anno. La guerra delle carte bollate, per chi considera quella contro le buche una battaglia persa. Lorenzo De Cicco © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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