La vertenza
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fonte:
- Il Mattino
ROMA. Niente più Uber. Entro dieci giorni l’ app Uber Black, quella che consente di prenotare le berline nere con autista aderenti al circuito del popolare servizio, dovrà essere chiusa. Disattivata. Stesso destino per le app sorelle Uber-Lux, Uber-Suv, Uber-X, Uber-XL, UberSelect, Uber-Van. Lo ha deciso il Tribunale di Roma accogliendo un ricorso per concorrenza sleale presentato dai legali delle varie cooperative dei tassisti. Si aggiunge così un’ altra battaglia alla guerra tra le auto bianche e quelle blu. I suddetti servizi di Uber dovranno stopparsi proprio nei giorni delle festività pasquali, quando Roma, Milano e le altri grandi città della Penisola accoglieranno un notevole flusso di turisti nazionali e stranieri. Altrimenti «per ogni giorno di ritardo nelladempimento» dovranno pagare una sanzione di 10 mila euro. Ovviamente i tassisti esultano. Uber, altrettanto ovviamente, prepara ricorsi contro la decisione: «Siamo allibiti. L’ ordinanza cva nella direzione opposta rispetto al decreto Milleproroghe e alla normativa europea. Faremo appello contro questa decisione, basata su una legge vecchia di 25 anni e che non rispecchia più i tempi, per permettere a migliaia di autisti professionisti di continuare a lavorare grazie all’ app di Uber e alle persone di avere maggiore scelta». Già due anni fa a Milano, sempre accogliendo un ricorso cautelare dei tassisti, i giudici avevano disposto il blocco di UberPop, attraverso la quale chiunque dotato di auto e patente può fare il tassista senza licenza. Un blocco, poi, confermato nelle scorse settimane anche dal Tribunale di Torino. E ora c’ è già (il Codacons, ad esempio) chi parla di ritorno al Medioevo. Nel mirino dei giudici però non c’ è la tecnologia. Ma l’ uso che ne fa Uber per procurare una posizione di «indebito vantaggio» ai suoi autisti rispetto ai tassisti. Perché è pur vero che, nel caso di Uber Black, gli autisti hanno l’ autorizzazione di noleggio con conducente, ma – scrive il giudice Alfredo Landi – non sono soggetti «a tariffe predeterminate dalle competenti autorità amministrative» e possono così fare «prezzi più competitivi» a seconda «delle esigenze del mercato». Insomma fanno «concorrenza sleale». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
giusy franzese
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