I risparmiatori: sì a maxi sequestri
«senza sigilli ai beni, i colpevoli avrebbero tempo per disfarsene»
VENEZIA Da uno a due miliardi di euro. È quanto la Banca Popolare di Vicenza chiede agli ex vertici per danni economici e di reputazione. Una scelta che trova d’ accordo le associazioni dei risparmiatori, anche se lamentano il ritardo nell’ azione. «Apprendiamo che è stata finalmente depositata la citazione di Banca Popolare di Vicenza nei confronti del vecchio cda per miliardi di euro di danni», ha commentato l’ associazione “Noi che credevamo nella BpVi …e in Veneto Banca”. «Riteniamo indispensabile che in tale atto sia prevista una richiesta di sequestro cautelativo. Su un processo di questa portata è normale pensare che duri un periodo tale da porter consentire ai soggetti citati di svuotarsi di ogni bene, l’ azione di responsabilità rischia di restare solo un involucro vuoto». E mettono l’ accendo sulla cifra richiesta: «I quasi 2 miliardi di richiesta danni ai vecchi amministratori sono un’ inezia se consideriamo solo il danno di immagine che ha portato la banca a perdere oltre 8 miliardi di raccolta. Sono un’ enormità, invece, rispetto ai rimborsi a 9 euro offerti ai soci per un totale di soli 600 milioni. La banca chiede molto di più di ciò che offre ai suoi soci a cui invece offre solo le briciole». Nell’ atto di citazione dell’ azione di responsabilità sono trentadue gli esponenti aziendali della passata gestione che sono accusati di mala gestio nel dissesto della banca e del successivo crollo del valore delle azioni a 10 centesimi. «Mi pare sia una bella trovata pubblicitaria, questo tipo di azioni andavano fatte a tempo debito, e con procedure idonee ad assicurare i beni di chi è stato chiamato in causa – ha spiegato l’ avvocato Andrea Arman del Coordinamento azionisti banche popolari di don Torta – fatti a distanza di due anni non so dove potranno finire. Credo che l’ attuale cda l’ abbia fatto per far vedere che stanno lavorando, ma per i risparmiatori che rappresentiamo sarà comunque poca cosa». E propone al fondo Atlante di destinare l’ intero ricavato dell’ azione processuale a tutti gli ex soci che hanno perso tutto dal crollo delle azioni. «È un fatto estremamente positivo anche perché una delle quattro focalizzazioni della denuncia è sulla tipologia delle vendita delle azioni, che interessa i risparmiatori – ha commentato l’ avvocato Franco Conte, presidente veneto del Codacons – Finora era stata riservata scarsa attenzione all'”infernale macchina da guerra” con la quale questi vendevano azioni anche a ottantenni completamente digiuni di finanza. E per farlo facevano sottoscrivere moduli per l’ assenso all’ acquisto. Ora le persone finite in queste trappole devono essere adeguatamente risarcite e anche i zelanti funzionari di filiale dovranno rendere conto alla giustizia». «Siamo molto soddisfatti, anche perché la banca segue la strada che abbiamo tracciato noi contro gli ex vertici: due miliardi sembrano pochini, ma loro avranno i documenti – ha commentato Patrizio Miatello dell’ Associazione Ezzelino da Onara, che patrocina l’ azione il progetto “Giustizia Risparmiatori” – È molto positivo anche se in ritardo. Con la nostra azione penale se non pagano gli ex vertici, c’ è l’ attuale istituto». E oggi alle ore 16.00 a San Giorgio in Bosco (Villa Anselmi in piazza Marconi) l’ associazione ha organizzato un incontro. Nicola Brilllo.
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