Il Tar ferma il Tap. Qualcuno fermi il Tar
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fonte:
- Il Tempo
Una Repubblica fondata sul Tar. La decisione con la quale ieri il Tribunale amministrativo del Lazio ha accolto con decreto l’ istanza della Regione Puglia per l’ annullamento, previa sospensione, dell’ autorizzazione all’ espianto degli ulivi nel cantiere del gasdotto Tap in Salento, è solo l’ ultima delle centinaia di sentenze con le quali i giudici amministrativi, ogni anno, bloccano un’ opera, fermano lavori, rinviano decisioni. La sospensione delle note con le quali il ministero dell’ Ambiente autorizzava la «fase 0» dei lavori a Melendugno (Lecce), e interrompendo, dunque, l’ efficacia dei provvedimenti in attesa della discussione dell’ istanza cautelare fissata per il 19 aprile, induce a porsi una domanda: se il Tar blocca il Tap, chi bloccherà il Tar, riuscendo a ridimensionare il suo «potere amministrativo» che da decenni rallenta l’ Italia? Pochi giorni fa, per fare alcuni esempi, lo stesso Tar laziale, accogliendo le tesi difensive dei Comuni calabresi di Rossano, Villapiana e Crosia, ha sospeso le autorizzazioni ministeriali di ricerca e prospezione di idrocarburi liquidi e gassosi nel Mar Ionio, mentre qualche mese prima il Tar della Toscana ha stoppato la realizzazione dell’ inceneritore a Sesto Fiorentino. Il 13 gennaio scorso, poi, i giudici amministrativi laziali hanno congelato l’ aggiudicazione definitiva della gara da oltre 10 milioni di euro perla fornitura alla Guar dia Costiera di cinque unità navali, e ancora prima un ricorso al Tribunale amministrativo ha fermato un progetto di 30 milioni di euro per l’ ampliamento di una fabbrica per l’ acqua minerale a Gualdo Tadino, cittadina collocata sull’ Appennino fra Umbria e Marche. Nel maggio del 2015, invece, il Tar della Puglia ha sospeso, e non era la prima volta, l’ avvio dei lavori dell’ Anas per il raddoppio della Statale 275 Maglie-Leuca, mentre quello dell’ Umbria ha detto «no» all’ autorizzazione per costruire un impianto a Biomassa in località Pian d’ Assino (Perugia). E ancora. Il Tribunale amministrativo del Lazio ha di recente annullato la procedura di concessione per l’ apertura di una cava sul Monte Maiurro, nel comune di Cori (Latina), mentre il Tar della Lombardia ha sospeso i lavori per la costruzione di un nuovo impianto sciistico a Livigno (Sondrio). C’ è sempre il Tar, inoltre, dietro il lungo congelamento del cosiddetto «Grande Progetto Sarno», l’ opera di riqualificazione del territorio che dovrebbe impedire una nuova tragedia come quella di Sarno e Quindici (Avellino), che nel 1998 sono state devastate da una frana di fango che uccise 160 persone. Ed è sempre un ricorso al Tribunale amministrativo ad aver bloccato per molto tempo la costruzione delle casse di espansione del fiume Arno, esondato nel 1966 inondando Firenze e gran parte della Toscana. Tornando ai nostri giorni, nel gennaio scorso il Tar del Lazio ha fermato anche l’ esecuzione del provvedimento con il quale l’ Antitrust ha sanzionato per tre milioni di euro l’ Aci, e gli stessi giudici hanno sospeso con un decreto cautelare urgente l’ ordinanza del sindaco di Roma, Virginia Raggi, che vietava i «botti» di Capodanno (fissando per il 25 gennaio, ben dopo le feste, una camera di consiglio per discutere nel merito). Tar attivo anche sul tema spiagge. Nel luglio scorso, infatti, il Tribunale amministrativo di Catania ha sospeso in Sicilia l’ applicazione delle norme della Corte Ue che obbligavano ad attivare aste pubbliche per le concessioni demaniali, e ancora il Tar del Lazio ha congelato i provvedimenti con i quali l’ Agcom ha archiviato una serie di segnalazioni del Codacons in tema di violazione della par condicio nel periodo pre -elettorale. Nel febbraio del 2016, infine, il Tar dell’ Emilia-Romagna ha annullato la delibera con la quale una scuola bolognese autorizzava le benedizioni pasquali (sentenza ribaltata un mese fa dal Consiglio di Stato). Qualcuno fermi il Tar.
luca rocca
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