3 Aprile 2017

Osservatorio Imprese e Consumatori, recupero crediti: settore da riformare

Osservatorio Imprese e Consumatori, recupero crediti: settore da riformare

La proposta presentata dalll’onorevole Petrini prevede importanti cambiamenti. Per l’Osservatorio Imprese e Consumatori è un primo passo per superare una normativa ormai antiquata. Tra le novità la formazione obbligatori per chi opera in questo ambito e la costituzione di un Fondo di solidarietà. Intervista al presidente Codacons Di Ascenzo

Formazione obbligatoria, introduzione di un Organismo pluralistico di controllo e regolazione, agevolazione del rintraccio del debitore irreperibile, costituzione di un Fondo di Solidarietà e la registrazione delle telefonate. Sono le principali novità previste dalla proposta di legge dal titolo: “Disciplina dei servizi per la tutela del credito”, presentata di recente alla Camera dei Deputati dall’onorevole Paolo Petrini con l’obiettivo di riformare un settore che, come quello del recupero crediti, risale al lontano 1931 e risulta attualmente regolato dall’articolo 115 del Tulps, il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.
Secondo l’Osservatorio Imprese e Consumatori (OIC), composto da società di recupero crediti e da 8 Associazioni dei Consumatori, “si tratta di un primo significativo passo verso il superamento di una normativa antiquata e che male si coniuga con l’attuale realtà economica e sociale italiana”.
Tra le proposte avanzate, ha osservato il presidente dell’OIC, Antonio Persici, “sono di forte interesse l’introduzione della formazione obbligatoria per gli operatori del settore e la costituzione di un Organismo pluralistico di controllo e regolazione, al quale spetterebbe il rilascio di una apposita autorizzazione per lo svolgimento delle attività. La creazione di un Fondo di Solidarietà – ha aggiunto – permetterebbe poi di intervenire in aiuto a chi si trova in una situazione di obiettiva difficoltà”.
Il Ddl, comunque, prevede anche misure per agevolare il rintraccio del debitore irreperibile, permettendo l’accesso, esclusivamente per gli operatori del settore, a banche dati nel rispetto della normativa sulla privacy.
Infine, per limitare i contenziosi e aiutare a individuare sia eventuali comportamenti scorretti, sia le società di recupero crediti che lavorano nel rispetto del cittadino, verrebbe introdotta la registrazione delle telefonate, effettuate e ricevute nel corso dei processi di sollecito e di recupero.
Ad accogliere con favore l’iniziativa legislativa è anche Gianluca Di Ascenzo, Presidente Codacons, oltre che vicepresidente OIC.
“La proposta di legge in materia di recupero crediti – ha dichiarato Di Ascenzo – ha accolto pienamente le istanze dell’Osservatorio e introduce cambiamenti che gioverebbero sia ai consumatori, sia ai creditori, sia alle aziende del comparto della tutela del credito. Comparto che ha la necessità di essere dotato di una regolamentazione solida che tuteli i consumatori, valorizzi le aziende che lavorano correttamente e permetta ai creditori di ricevere quanto dovuto”.
Di Ascenzo, quali requisiti sarebbero richiesti alle società per operare nel settore del recupero crediti? Sono previsti requisiti patrimoniali?
“Nessun requisito patrimoniale. Prevedere dei requisiti patrimoniali limiterebbe la concorrenza e taglierebbe fuori le piccole imprese. Le società di recupero crediti continueranno a dover soddisfare i requisiti già contenuti nell’articolo 115 del Tulps, ma diventerà essenziale anche lo svolgimento di corsi di aggiornamento per gli operatori del settore, così da garantire la conoscenza e il rispetto della normativa vigente e dei provvedimenti in materia di tutela del credito.
Da chi sarebbe composto l’Organismo di controllo?
“Da sette componenti: uno indicato dal Ministero della Giustizia, che lo presiederebbe, due designati dalla CNCU, il Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti, uno designato da Confindustria e da Rete Imprese Italia in rappresentanza delle società che maggiormente acquisiscono servizi di gestione del credito, un componente in rappresentanza delle associazioni di imprese finanziarie e bancarie e due indicati invece dalle organizzazioni di categoria che rappresenterebbero le società esercenti. Tutti nominati per una durata di tre anni, non rinnovabili. La presenza di tutti gli stakeholder del settore allo stesso tavolo garantirebbe quindi a ognuno di assumere un ruolo attivo e da vero protagonista, partecipando attivamente al controllo e alla regolazione del settore.
Perché dovrebbe essere il Ministero della Giustizia a presiedere l’Organismo?
“La proposta di legge prevede il passaggio di competenze dal Ministero dell’Interno a quello di Giustizia, perché è evidente che le attività di tutela del credito presentano notevoli similitudini con quanto previsto dal decreto Alfano (D.Lgs. n. 28/2010) in materia di mediazione obbligatoria: le attività svolte dalle aziende di tutela del credito accompagnano creditori e debitori verso una composizione amichevole delle controversie, evitando di pervenire a contenziosi. Non ritengo, inoltre, che il Ministero dell’Interno possa essere indicato quale organo competente in materia di recupero crediti. La storia degli ultimi anni ci insegna, infatti, che tale attività non ha mai creato problemi di ordine pubblico.
Altri aspetti della riforma di particolare rilievo?
“La proposta di istituire un Fondo di Solidarietà che intervenga per aiutare coloro che si trovano in emergenza a causa di eventi imprevisti, come la perdita del posto di lavoro o il venir meno della capacità lavorativa del coniuge.
Chi alimenterebbe questo Fondo?
“Verrebbe alimentato con una minima percentuale dell’importo di ogni bolletta a carico dei gestori, ai quali verrebbe defiscalizzata la somma, e in minima parte a carico degli utenti. In altre parole, sarebbe sostenuto da coloro che potrebbero beneficiare di un suo intervento: i gestori, che incasserebbero gli importi dovuti, e gli utenti, che riceverebbero l’aiuto necessario per affrontare una situazione di difficoltà. Stiamo parlando di centesimi di euro che per ognuno di noi non sono nulla, ma che potrebbero, un domani, aiutare tante famiglie in difficoltà.
Discorso diverso, però, deve essere fatto per coloro che non onorano i propri debiti perché hanno fatto della morosità un vizio. È d’accordo?
“Certo. È doveroso fare una distinzione tra chi non può pagare, che deve essere aiutato, e chi non vuole pagare. Coloro che non onorano i propri debiti, senza un giustificato motivo, creano un danno all’intera società. Ritengo quindi giusto che la proposta di legge proponga per esempio l’agevolazione del rintraccio del debitore irreperibile, permettendo l’accesso, esclusivamente per gli operatori del settore, a banche dati sotto il controllo e la vigilanza della Consap e nel rispetto della normativa sulla privacy. Uno dei problemi riscontrati dalle società che si occupano della tutela del credito è, infatti, l’irreperibilità del debitore che sottraendosi ai pagamenti dovuti crea un danno a coloro che agiscono correttamente e adempiono puntualmente alle loro obbligazioni. Comportamenti che si ripercuotono anche sulle imprese che, in assenza di liquidità, potrebbero trovarsi costrette a licenziare dei lavoratori, ridurre gli investimenti, fino ad arrivare alla chiusura. Come accaduto a causa dei ritardati pagamenti da parte della Pubblica amministrazione e che ora fa rischiare al nostro Paese il deferimento alla Corte di Giustizia dell’UE.
C’è poi un aspetto della proposta di legge del quale si è molto discusso: la possibilità
di registrare le telefonate. Cosa ne pensa?
“Il settore purtroppo è caratterizzato da un grande numero di contenziosi giudiziali. Sono numerosissime le denunce che invadono commissariati, procure e questure. Prevedere la registrazione delle telefonate, effettuate e ricevute nel corso dei processi di sollecito e di recupero, nel rispetto del Codice privacy, limiterebbe questi contenziosi e aiuterebbe a individuare sia eventuali comportamenti scorretti, sia le società di gestione di crediti problematici che lavorano nel pieno rispetto del cittadino.
di ANTONIO DE ANGELIS

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