Gioco d’ azzardo, bufera su Crepet Consulenza per la Lottomatica contro il Comune
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fonte:
- Corriere della Sera
L’ attacco del Codacons e del Movimento 5 Stelle Lo psichiatra: io professionista, non prezzolato
La mail a Paolo Crepet parte alle 16.04. Lo psichiatra e scrittore torinese, un elenco lungo così di saggi e pubblicazioni, volto notissimo anche al grande pubblico grazie alle frequenti ospitate in tv, dal divano Porta a Porta ai dibattiti su La7, ha steso una consulenza per Lottomatica nel ricorso che la società ha presentato (e perso) al Tar contro il regolamento anti slot del Comune di Bergamo. Apriti cielo. Dopo che ieri la notizia è apparsa sulle pagine del Corriere, in un articolo firmato da Gian Antonio Stella, si è scatenato il finimondo. I parlamentari grillini chiedono alla Rai di bandire Crepet da ogni trasmissione. Il Codacons allarga la diffida a Mediaset e annuncia un esposto all’ Ordine dei medici: «Si tratta di vere e proprie bestemmie», sono i toni dell’ associazione . Come l’ abbia presa lui si capisce anche solo dal tempo di reazione: alle 16.22, il telefono squilla e Paolo Crepet è un fiume in piena. «Non è il Codacons che mi dice quello che devo fare», primo. «Adesso – punto numero due – mi dicono di non andare più in Rai. Ci va il figlio di Totò Riina e io no. Sono considerato peggio di un mafioso (il riferimento è all’ intervista a Salvo Riina proprio nel salotto di Bruno Vespa, ndr )». E terzo: «Gli amici delle slot si fa presto a trovarli – sostiene Crepet -: è lo Stato italiano che guadagna 5 miliardi l’ anno grazie al gioco. Allora non bisognerebbe invitare più in Rai nemmeno il ministro dell’ Economia». La faccenda è chiara: lo psichiatra non ci sta a passare per quello che, pagato dalla società di scommesse, si mette a difendere il gioco d’ azzardo. «La ludopatia – ammette – è un problema sociale di grande importanza e io sono talmente a favore delle slot (è ironico, ndr ) che sono stato l’ unico a essere entrato nel merito. L’ unico specialista che si sia chiesto che cosa possiamo fare sulle macchinette. Come consulente per Confindustria ho fatto una serie di incontri con i produttori e siamo arrivati a ideare un modello di macchinetta che, dopo una certa cifra giocata, si blocca». Secondo Crepet esiste «un problema metodologico» nell’ analisi del fenomeno. «Se io mi metto a studiare l’ Aids – argomenta – devo sapere quanti sono i malati. Ma non esistono numeri sul gioco d’ azzardo, perché è complesso identificare il giocatore. Si tratta di persone con un disturbo ossessivo compulsivo, che spesso sviluppano più di una dipendenza. È difficile capire quale sia la patologia prevalente, cioè se sia stato il gioco a creare una dipendenza oppure se un “dipendente” si sia messo a giocare». La consulenza, però, l’ ha ordinata Lottomatica. Poteva mai attestare i rischi del gioco? «Io non sono prezzolato – è la replica -. Io sono un professionista che sostiene quello che sa e quello che pensa. Forse qualcun altro scrive sotto dettatura, ma non il sottoscritto». Ha colpito il passaggio in cui Crepet rivendica il diritto a sognare: «Sono 5 righe su 18 pagine. E mi riferivo al gioco, non alle slot. Per altro Lottomatica non ha niente a che fare con le slot. Se la signora Rossi decide di uscire di casa e andare a giocare con le amiche, non mi sembra il peggiore dei mondi. O è meglio che resti in casa davanti alla televisione e che dia tutta la sua pensione ai nipoti? Adesso uno di 70 anni non può più nemmeno uscire a giocare. Non si può dare dell’ untore a chi vuole solo svagarsi». Certo, prosegue Crepet, «che il sogno c’ è. Andate a guardare chi compra i gratta e vinci in autogrill. Sono i camionisti che sognano di non dover passare la vita a guidare. Io dico che hanno diritto di sognare. Cosa devono fare? Iscriversi al Codacons?». Riguardo al sindaco: «Faccio un appello all’ intelligenza di Gori: parliamone. Vengo a Bergamo a mie spese. Anche in Rai». Ridacchia. È dove lavora Cristina Parodi, la moglie di Gori. Il sindaco, interpellato, non risponde. «Io – riprende lo psicologo – non faccio parte di nessun partito, né lobby. Sono solo in questa battaglia». Nel merito dei divieti: «Un atteggiamento censorio non porta a nulla. Per me la strada giusta è diminuire il numero delle macchine, modificarle e mettere un operatore specializzato in tossicodipendenza: quando si individua il giocatore, interviene e lo indirizza al servizio sanitario. L’ ho proposto al Comune di Treviso, ma neanche lì mi hanno ascoltato».
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