Emiliano: nuova impugnazione e spostiamo tutto a Casalabate
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fonte:
- Quotidiano di Puglia
d Dal quartier generale barese osserva le immagini del cantiere a San Foca, sferra l’ attacco e poi in serata partecipa (in videoconferenza) al vertice convocato dal prefetto. Michele Emiliano ha però ancora pochi jolly da calare sul piatto della querelle Tap. E se la sentenza del Consiglio di Stato che boccia il ricorso della Regione è «una pesante sconfitta giudiziaria», non resta che impugnare al Tar la nota ministeriale che ha acceso il semaforo verde per lo spostamento dei 211 ulivi, e aspettare il verdetto della Corte costituzionale in merito al ricorso per conflitto d’ attribuzione (arriverà proprio martedì). Altro? Sì: da una parte c’ è l’ eventuale analisi in sede Via del progetto del microtunnel, «e sarà un’ ulteriore battaglia»; dall’ altro lato c’ è poi la “pallottola d’ argento” che il governatore conserva nel taschino, la mossa a scavalco tutta politico -istituzionale, e cioè «l’ impegno per ottenere lo spostamento dell’ approdo Tap». Cammino molto più che in salita, ma il governatore continua a intravede spiragli. Peraltro ipotizzando un ulteriore approdo rispetto a quello brindisino fin qui invocato: Squinzano, nella fattispecie la marina di Casalabate. Perché Emiliano s’ è “infatuato” della costa squinzanese? «Abbiamo indicato un’ area precisa, Squinzano, e l’ abbiamo fatto sulla base di una delibera del Consiglio comunale che ci ha dato questa possibilità. Abbiamo indicato un’ area industriale già compromessa vicino alla centrale Enel». La delibera a cui fa riferimento il governatore risale al 2013, ma c’ è un dettaglio: vincolava l’ ok al gasdotto ad un addio al carbone Enel, visto che la cittadina salentina è tra le più colpite dalle polveri del colosso energetico. Una conditio sine qua non che rende ancora più ardua la missione. Altra carta, infine: «Ho istituito con il sindaco di Melendugno e gli altri sindaci un tavolo tecnico politico permanente che ci consenta di condurre insieme questa battaglia». Il giudizio sui fatti di San Foca è tranciante, da parte di Emiliano: «Il Governo sta utilizzando le forze dell’ ordine per risolvere una questione politica che non ha mai voluto affrontare ascoltando le popolazioni residenti ed in particolare l’ indicazione della Regione e dei Comuni, che avevano chiesto di localizzare l’ approdo del gasdotto più a nord». «La battaglia del Tap – continua Emiliano – è diventata per il Governo un simbolo della sua volontà di non dare alcun peso al parere delle popolazioni residenti che devono ricevere grandi opere pubbliche ad alto impatto ambientale. Eppure la Puglia non ha mai detto no al gasdotto Tap, ma anzi intendeva favorirne la realizzazione pacifica attraverso una sua diversa localizzazione». Invece, «si stanno confrontando a San Foca due diverse concezioni della politica: l’ una servile rispetto agli interessi dei grandi gruppi economici e dura e severissima con i diritti dei cittadini, l’ altra basata sulla connessione tra istituzioni e popolo a tutela dell’ ambiente e della bellezza». Non resta che affilare le ultime armi giudiziarie: «Pende ancora davanti alla Corte costituzionale il ricorso per conflitto di attribuzione proposto dalla Regione nei confronti del Governo per non averci dato neanche una risposta sulla richiesta di revoca dell’ autorizzazione unica, cioè per non averla coinvolta sin dal momento della presentazione del progetto da parte di Tap». Il dito di Emiliano è puntato anche contro l’ interconnessione Snam, ope ra successiva e supplementare: «In Commissione parlamentare antimafia ho spiegato l’ incongruità dell’ approdo del Tap tanto a sud da costringere alla costruzione di un gasdotto terrestre di 55 km per la riconnessione alla dorsale Snam, che dovrà essere realizzato a carico della tariffa gas dei cittadini italiani. Ho specificato inoltre che in quell’ area l’ inutile tratto aggiuntivo del gasdotto terrestre avrebbe costretto allo spostamento di migliaia di alberi di ulivo. Ma tutto questo purtroppo sino ad oggi non è servito a nulla». Critica anche Loredana Capone, assessore allo Sviluppo economico e al Turismo: «Si pensa di accelerare il trasferimento degli ulivi facendo vedere i “muscoli”», ma «né le comunità locali, né i sindaci né la Regione sono state ascoltate sinora, e il Governo non ha voluto neppure verificare la possibilità di localizzare l’ approdo a Squinzano. Eppure non ci sembra atto di lesa maestà chiedere l’ ascolto delle comunità». Il Codacons punta invece a portare la battaglia sul piano della giustizia europea: «Dopo la decisione del Consiglio di Stato che ha giudicato legittimo l’ iter autorizzativo del gasdotto Tap che approderà a San Foca in Salento, l’ unica possibilità è ricorrere alla Corte Ue».
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