29 Marzo 2017

Gasdotto, cacciati i manifestanti

Gasdotto, cacciati i manifestanti

LECCE Il giorno dopo il via libera del Consiglio di Stato al gasdotto Tap, in Salento la tensione è alta. La miccia si accende nelle prime ore della mattinata a Melendugno dove la polizia sgombera i trecento manifestanti pronti a fermare l’ espianto di 231 ulivi sul tracciato del tunnel che dovrebbe portare il gas in Italia dall’ Azerbaigian. «Lo Stato ha deciso di sgombrare un’ area da sindaci e cittadini fra i quali donne e disabili. Dalle forze dell’ ordine c’ è stata una carica eccessiva e forzosa», denuncia il sindaco Marco Potì. Infuriato il governatore pugliese, e candidato alla segreteria Pd, Michele Emiliano: «La battaglia del Tap per il governo è un simbolo della volontà di non dare alcun peso al parere delle popolazioni che devono ricevere grandi opere ad alto impatto ambientale». Mentre il Codacons annuncia ricorso alla Corte di Giustizia dell’ Ue anche le istituzioni religiose esprimono la loro preoccupazione. «La gente del luogo si sente scavalcata e non si arrenderà», spiega monsignor Nicola Macculi dell’ arcidiocesi di Lecce. Anche il M5S è contro la Tap ma attacca duramente Emiliano: «Svegliati o dimettiti! Hai avuto diverse possibilità per cercare di evitare tutto questo ma non hai fatto ancora niente». E il ministro dell’ Ambiente Gian Luca Galletti ribatte: «La Tap è un’ opera strategica per il nostro Paese, per diversificare le fonti di approvvigionamento energetico. A favore del gasdotto anche Flavio Briatore: «Su 60 milioni di ulivi in Puglia non mi sembra un problema farne fuori 200. L’ Italia è il paese dei no, diciamo no a tutto».
 

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