3 Marzo 2017

Violenza domestica finì in tragedia. Strasburgo: Italia colpevole

Violenza domestica finì in tragedia. Strasburgo: Italia colpevole

La Corte europea per i diritti umani di Strasburgo ha condannato l’ Italia per non aver protetto una moglie e suo figlio dalla violenza ripetuta del marito, che ha finito per uccidere il ragazzo e ferire gravemente la consorte. La tragedia, secondo i giudici della Corte, non è imputabile alle leggi in vigore in Italia, ma all’ atteggiamento «passivo» adottato in particolare dalle forze dell’ ordine, ma anche dai magistrati di fronte agli atti di violenza domestica subiti e denunciati dalla donna. A ricorrere a Strasburgo, nel 2014, è stata Elisaveta Talpis, una cittadina con doppia nazionalità romena e moldava. Nel 2011 si era trasferita con il marito moldavo, la figlia 19enne e il figlio 13enne a Remanzacco (Udine). «Abbiamo presentato questo ricorso alla Corte di Strasburgo perché nella storia di questa donna ci sono tutti gli elementi di violenza ripetuta, grave e soprattutto sottovalutata e non riconosciuta», spiega l’ avvocato Titti Carrano, uno dei due legali autori del ricorso. E i giudici di Strasburgo le hanno dato ragione, anche se la sentenza non è definitiva e per l’ Italia è ancora possibile il ricorso. Sottolineando in particolare come le forze dell’ ordine fossero intervenute due volte prima della tragedia (nel 2013) i giudici puntano il dito sul fatto che, nonostante la donna avesse sporto denuncia contro il marito per lesioni, maltrattamenti e minacce, e avesse chiesto misure urgenti per proteggere lei e i figli, sono passati 7 mesi prima che fosse ascoltata dalla polizia. In particolare i giudici affermano che «non agendo prontamente in seguito alla denuncia, le autorità italiane hanno privato la stessa di qualsiasi effetto, creando una situazione di impunità che ha contribuito al ripetersi di atti di violenza, che in fine hanno condotto al tentato omicidio della ricorrente e alla morte di suo figlio». Una responsabilità che il procuratore di Udine, Antonio De Nicolo, sembra respingere: a suo parere la donna ridimensionò le accuse e bisogna chiedersi «se c’ erano i segnali premonitori per cogliere o no questa terribile vicenda». Il Codacons vuole che a pagare i 30 mila euro di danni morali e i 10 mila per le spese legali che Strasburgo ha riconosciuto a Elisaveta sia chi ha sottovalutato il caso.
 

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