Manette al branco dei baby bulli Aggirati anche i controlli dei vigili
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fonte:
- Il Giorno
mortara, il sindaco rivela che i genitori erano preoccupati
di UMBERTO ZANICHELLI – MORTARA – «EPISODI di questo genere lasciano una grande tristezza. E obbligano ad intervenire, nessuno può sentirsi a posto ignorandoli: bisogna affrontarli ed utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per poterli risolvere». Marco Facchinotti, sindaco di Mortara, non è sorpreso di quello che è accaduto nella città che amministra: quattro minorenni finiti al «Beccaria» di Milano e altri sei denunciati dai carabinieri per una serie di gravissimi reati. «Un mese fa – spiega – i genitori di alcuni studenti mortaresi si erano rivolti a me e mi avevano presentato una situazione preoccupante. Per questo ho disposto la presenza degli agenti della polizia locale all’ uscita degli alunni». UN DETERRENTE che però, fatti alla mano, non ha scalfito la baby gang che, imperterrita, è andata avanti con una serie interminabile di comportamenti prevaricanti nei confronti dei coetanei. Atteggiamenti che sono andati ben oltre quelli da «bulli» che purtroppo non rappresentano certo casi isolati. Anche il quindicenne che è stato oggetto delle loro azioni più truci in qualche modo era vicino a quel gruppo, soprattutto a quel compagno di classe, quindicenne come lui, che vedeva come un esempio da emulare. Per qualche ragione, forse solo per noia, a poco a poco da amico il «capo» è diventato il suo aguzzino in una escalation di soprusi, che forse in un primo tempo aveva accettato per non essere allontanato dal gruppo, che sono diventati dei veri e propri abusi. In più di una occasione il ragazzino, non appena si era accorto della presenza dei bulli, aveva cercato di allontanarsi cambiando strada o addirittura correndo. Niente da fare. Loro, anzichè ignorarlo, erano stati spinti ad andare a cercarlo per trasformarlo in una specie di «gioco». Una situazione che non poteva durare e che infatti è presto degenarata. E non meno grave delle aggressioni fisiche è stata la violenza che il «branco» ha esercitato sulle sue vittime, filmando ogni «impresa» con gli smartphone per poi postarli sulle principali piattaforme social in una sorta di esposizione al pubblico ludibrio. ANCORA una volta l’ effetto è stato quello di costringere le vittime al silenzio: nessuno ha avuto infatti il coraggio di informare i genitori e gli insegnanti di quello che stava accadendo, in parte per la paura di essere oggetto di ritorsione e in parte, forse, non avendo piena contezza della gravità di ciò di cui sono stati resi, loro malgrado, protagonisti. Sulla vicenda c’ è da annotare l’ intervento del Codacons che chiede indagini sui numerosi gruppi Facebook che incitano all’ odio e alla violenza. «Abbiamo già denunciato alle Procure della Repubblica gruppi sorti sul social network – si legge in una nota – indicando le generalità degli amministratori. Si tratta di gruppi estremamente pericolosi perché possono avere effetti negativi sui più giovani spingendoli a comportamenti brutali come è stato nel caso di Vigevano. Chiediamo perciò alla magistratura – conclude la nota – un eventuale legame tra i minorenni finiti nei guai in Lomellina e questi gruppi anche alla luce di un recente pronunciamento della Cassazione che ha affermato che ciò che viene pubblicato sui social network può costituire reato ai fini penali».
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