1 Marzo 2017

Inflazione ai massimi da quattro anni

Inflazione ai massimi da quattro anni

RAPPORTO ISTAT ROMA Chi fa regolarmente la spesa se ne era già accorto: i prezzi di alcuni prodotti – gli ortofrutticoli, soprattutto – da circa un mese sono in costante salita. Un piatto di pasta con le zucchine è diventato una pietanza per ricchi. Colpa del gelo e del maltempo che ha distrutto i raccolti in Europa. E anche chi frequentemente utilizza l’ auto ha notato con preoccupazione i continui ritocchi all’ insù dei listini carburanti. Il balzo dell’ inflazione a febbraio era quindi atteso, ma l’ entità sorprende: +1,5% su base annua, il top negli ultimi quattro anni (per trovare un rialzo maggiore bisogna tornare a marzo 2013, quando l’ asticella fece segnare +1,6%). Rispetto a gennaio 2017 il progresso è dello 0,3%. E l’ inflazione acquisita nel 2017 è già l’ 1%. Ancora lontani da quel +2% che fa da volano a un’ economia in crescita. Ma comunque un risultato positivo che allontana il rischio deflazione con la sua scia di depressione e disoccupazione. LO STALLO Eppure – a parte le zucchine – non tutto è oro quel che luccica. Perché il dato di febbraio, con il carrello della spesa (alimentari, cura della casa e della persona) in accelerazione doppia rispetto a gennaio (+3,1% su base annua, rispetto a +1,9% a gennaio), di sicuro ha alleggerito i portafogli e le associazioni dei consumatori già si cimentano in simulazioni sulle stangate per i cittadini: se ci va bene a fine anno avremo speso 170 euro in più a famiglia (Adusbef e Federconsumatori), se va male tra i 450 (Codacons) e i 570 euro (Unc). Il suo effetto espansivo sul sistema economico però è incerto, visto che non deriva da aumenti di consumi ma dalle «componenti merceologiche i cui prezzi sono maggiormente volatili»: gli alimentari non lavorati (+8,8% su anno), i beni energetici (+12,1%) e i servizi di trasporto (+2,4%). In pratica l’ attuale rialzo del tasso inflattivo non è dovuto alla regola aurea di un mercato libero e sano: maggiore richiesta, maggiori prezzi. È conseguenza di una produzione insufficiente, per cause temporanee, rispetto alla richiesta standard. Basti pensare agli ortaggi: le gelate li hanno decimati e i prezzi sono schizzati del 37,3% rispetto a quelli del febbraio 2016, del 12,5% sui cartellini di gennaio. E così la frutta: +9,4% su base annua. Una situazione che prima o poi dovrà tornare alla normalità. Diventa quindi più indicativa l’ inflazione «di fondo» (al netto degli energetici e degli alimentari freschi) e questa resta inchiodata a numeri da prefisso telefonico: +0,6%. E allora ecco che già si appalesa un altro mostro in grado di peggiorare le condizioni generali: la stagflazione, ovvero un sistema economico in stagnazione e contemporaneamente un rialzo dei prezzi. Insomma uno scenario che ci riporta ai per niente favolosi anni 70. Con un rischio ancora maggiore in arrivo dall’ Europa: una stretta della politica monetaria. LA POLITICA UE A evocarla è Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione europea. Anche nel resto d’ Europa, infatti, l’ inflazione è in deciso rialzo: +1,8% le stime di febbraio. Un numeretto molto vicino all’ obiettivo 2% della Banca centrale europea. E così Dombrovskis chiosa: con questa inflazione «non possiamo pensare che le politiche espansive della Bce continuino in eterno». Un ragionamento che va bene alla Germania, ma non certo all’ Italia, che ancora zoppica vistosamente e senza la stampella del Quantitative easing e dei tassi a zero potrebbe cadere rovinosamente. Giusy Franzese © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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