19 Febbraio 2017

La Procura contro la sentenza per i consiglieri di Rimborsopoli

La Procura contro la sentenza per i consiglieri di Rimborsopoli

Impugnazione in appello consegnata. La Procura è pronta a dare battaglia ai 24 consiglieri regionali e alla segretaria coinvolti in Rimborsopoli. Il ricorso del pm Enrica Gabetta riguarda tutti, tranne uno. È Michele Formagnana (Lega Nord), condannato a 2 anni e 8 mesi: il tribunale aveva accolto la ricostruzione della procura e aveva addirittura attribuito una pena più alta di quella richiesta dai pm (28 mesi). Le difese Con la sentenza pronunciata a inizio ottobre, i giudici (presidente Silvia Bersano Begey, a latere Alessandra Cecchelli e Desiré Perego) hanno condannato dieci consiglieri e assolto altri 15 imputati. Tra loro c’ è anche Sara Lupi, figlia dell’ ex consigliere Maurizio Lupi, finita a processo con il padre per truffa: secondo la procura, la Regione ha pagato lo stipendio della giovane, che però non lavorava (o molto poco) per il gruppo consiliare del padre. Gli avvocati hanno sempre sostenuto l’ innocenza di entrambi e hanno esibito relazioni scritte di pugno da Sara, ma nemmeno una mail o una comunicazione che potesse «fissare» date e qualità della collaborazione della giovane con il gruppo dei «Verdi verdi». Per gli altri consiglieri (compreso l’ ex presidente Roberto Cota), l’ accusa è di peculato. Gli avvocati hanno sostenuto molte tesi, tutte mirate a un solo obiettivo: l’ innocenza dei politici. Per i difensori, alcuni scontrini e ricevute erano finiti «per errore» nelle richieste di rimborso. In altre occasioni, poi, la documentazione riguardava incontri di lavoro, con colleghi o elettori. Argomentazione in buona parte accolta dal tribunale. La procura I pm Gabetta e Giancarlo Avenati Bassi (ora in procura generale) hanno interpretato in modo letterale la normativa sui rimborsi spese dei consiglieri, legati soltanto al «funzionamento dei gruppi consiliari». Per il tribunale, però, i gruppi consiliari sono molto legati al territorio e contribuiscono all’ attività politica in modo ravvicinato: per questo, è difficile separare i vari tipi di spese, ferme restando le classificazioni previste dalla normativa per classificare e ottenere i rimborsi. Proprio questa argomentazione è al centro della «impugnazione» del pm, che ripropone le argomentazioni già espresse in aula: dalla mancanza di giustificazione logica degli scontrini «a strascico» raccolti sui banconi di bar e autogrill, alla difficoltà a ritenere «attività politica» gli acquisti di abbigliamento e accessori di marca, le ormai famigerate «mutande verdi» dell’ ex presidente Cota, oppure la sfilza di pasti singoli al ristorante rimborsati a consiglieri che quel giorno erano altrove. Una tesi condivisa anche dalla procura generale, che farà un ulteriore ricorso da affiancare a quello del pm. A loro, poi, si aggiungerà l’ impugnazione dell’ avvocato Tiziana Soriento per Codacons: i giudici avevano deciso che l’ associazione di consumatori aveva diritto a nulla. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
claudio laugeri

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