17 Febbraio 2017

Tassisti, la rivolta della piazza contro il Milleproroghe: “Pd e governo venduti alle lobby, pronti allo sciopero ad oltranza”

Tassisti, la rivolta della piazza contro il Milleproroghe: “Pd e governo venduti alle lobby, pronti allo sciopero ad oltranza”

“Il Pd e il governo si sono venduti alle lobby. Non ci ascoltano? E noi siamo pronti allo sciopero ad oltranza “. E’ il grido di battaglia dei tassisti in presidio ieri davanti al Senato , quando è stato annunciato il via libera a Palazzo Madama al contestato decreto Milleproroghe. Culmine di una giornata rovente nella Capitale, così come nel resto d’ Italia, a causa delle proteste che hanno mandato in tilt il traffico nel pieno centro di Roma, oltre a lasciare scoperto il servizio nei due aeroporti di Ciampino e Fiumicino . Il motivo? “Colpa” dell’ emendamento a prima firma Linda Lanzillotta (senatrice Pd, ex Scelta Civica) che proroga di un anno l’ emanazione del decreto ministeriale contro l’ esercizio abusivo. E che, accusano gli stessi tassisti, favorirebbe il noleggio con conducente (Ncc) e i servizi di mobilità basati su piattaforme online come Uber . Ovvero, lo storico ” nemico ” dei taxi italiani. Tornati (ancora una volta) sulle barricate. E convinti che la nuova proroga, approvata con il Milleproroghe , rappresenti una “sanatoria” a favore di Ncc e “abusivi”, che “riduce le licenze a carta straccia”. Non è certo la prima volta che i conducenti di taxi scendono in piazza. Una categoria da anni accusata di essere “allergica” a innovazioni e concorrenza . Ne è convinto anche il Codacons, l’ associazione dei consumatori: “Una protesta assurda. Ha danneggiato gli utenti. Non si può più rimandare una modifica della norme, per aprire il mercato, nell’ interesse degli italiani”. “Ci dispiace per i disservizi, ma non abbiamo fatto alcun blocco . Siamo in assemblea”, si sono invece difesi i lavoratori radunati di fronte al Senato. Si sono ritrovati in centinaia, comprese alcune sigle sindacali, tra slogan contro il governo e contro la politica, cartelli e fischietti: ” Abusivi condonati da senatori strapagati “, recitava uno degli striscioni esposti. E ancora: “Ci chiamano eroi, ma abbiamo degli stipendi da fame”. Animi tesi, non c’ era molta voglia di parlare con i cronisti. E non mancano le accuse contro la stampa: “Con voi non vogliamo parlare, siete schiavi del potere”. “Questa è una protesta senza colore politico, nata spontaneamente”, rivendica invece Carlo Di Alessandro , già presidente provinciale romano di Federtaxi. Quasi a voler allontanare l’ abbraccio della politica, di fronte a una categoria già in passato vicina (a dir poco) alla destra romana. E per “smarcarsi” dai corteggiamenti dei senatori di turno, scesi a loro volta in piazza per rivendicare sostegno verso le “ragioni” dei tassisti in rivolta. Un “coro” quasi unanime da parte delle opposizioni, dalla Lega Nord fino a Sinistra Italiana . “Il governo sta dalla parte degli abusivi. Chi ha una licenza e chi paga le tasse deve essere rispettato. Una cosa è liberalizzare, un’ altra la deregolamentazione “, dice il senatore leghista Stefano Candiani . Stefano Fassina (Sinistra Italiana) si è accodato con una nota: “Solidarietà ai tassisti. Dopo l’ attacco ai venditori ambulanti, vittime della direttiva Bolkestein, ne arriva un altro a una categoria del lavoro autonomo in grande sofferenza economica”. Tutti uniti, soprattutto nell’ attacco contro il Pd : “Hanno votato quest’ emendamento di nascosto, in commissione Affari Costituzionali, per favorire le multinazionali che da tempo operano sul territorio, aggirando le norme vigenti”, è convinto Di Alessandro. “La nostra una lotta corporativa? Una guerra tra lobby? Non è vero che abbiamo paura della concorrenza, ma questo non è libero mercato. Il car sharing è un servizio legittimo, non è un nostro competitor. Ma il problema è la concorrenza sleale. Oggi una corsa con Uber, con i taxi fermi, veniva a costare oltre 60 euro”, si è difeso ai microfoni de Ilfattoquotidiano.it. Ma la linea dura, quella degli scioperi di piazza , non sembra essere sposata da tutta la categoria. “Noi non abbiamo aderito a questa protesta, prendiamo le distanze dai disordini. Il nostro obiettivo non è quello di bloccare l’ Italia. Siamo convinti che il percorso più giusto fosse quello di sollecitare il tavolo con il governo , che attendiamo dal marzo scorso, per riordinare il settore”, si è difeso con il Fattoquotidiano Loreno Bittarelli , storico “padre padrone” dei tassisti romani, presidente della Cooperativa Radiotaxi 3570 (la più grande d’ Europa, ndr) e dell’ Unione Radiotaxi d’ Italia. Già pidiellino e berlusconiano, in prima fila con Maurizio Gasparri durante le proteste del 2006 contro le liberalizzazioni del decreto Bersani, Bittarelli ha a sua volta rispedito le accuse: ” Uber utilizza gli Ncc in modo improprio . Noi non siamo contrari all’ innovazione, anzi. Ma preferiamo non fomentare la piazza. Certo il governo deve darci risposte”. Un tavolo è stato organizzato per martedì prossimo, con tutte le sigle sindacali, come ha annunciato il ministro dei Trasporti Graziano Delrio , “per vedere come ragionare per dare un quadro complessivo in cui discutere insieme”. Un annuncio che ha spinto i tassisti a sospendere la protesta in Senato. Lo stato di agitazione, però, resta . Anche perché, in attesa che il Milleproroghe torni alla Camera – deve essere convertito in legge entro il 28 febbraio, ndr – le trattative proseguiranno. Dentro il Pd a fare “mea culpa” è stato il senatore Stefano Esposito , cercando sponde tra i tassisti in rivolta: “Ai tassisti dico che hanno ragione a protestare, e che li capisco. Se è stato commesso un errore, quando il Milleproroghe arriverà alla Camera per il secondo passaggio, venga corretto. Quella dei tassisti una battaglia di corporazione? Liberalizzare è giusto , ma facciamolo con una norma dedicata , non con un blitz nel Milleproroghe”, ha spiegato al Fattoquotidiano, dopo le proteste di piazza. Agitazioni già finite sotto l’ attenzione del Garante: “Violate le norme sullo sciopero”, ha avvertito i sindacati che hanno partecipato alla protesta. Ma un replay della rivolta di piazza, come minacciavano in piazza i tassisti, è tutt’ altro che escluso.
alberto sofia

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