24 Gennaio 2017

Nel mirino della Corte il ballottaggio e le pluricandidature

Nel mirino della Corte il ballottaggio e le pluricandidature
oggi il giudizio della consulta, ma l’ italicum resterà utilizzabile. grillo: “al voto subito dopo la sentenza”

ROMA. Via il ballottaggio. E via anche le pluricandidature. Resta il premio di maggioranza, 340 deputati, per chi supera il 40% dei voti. Un Italicum divenuto proporzionale se nessuno supera quella soglia, e applicabile anche subito per votare, visto che il Paese non può restare senza una legge elettorale valida (era scritto anche nella sentenza Tesauro sul Porcellum). Poi un monito, questo sì diretto al Parlamento, per uniformare il nuovo Italicum e il Consultellum, la legge con cui oggi si vota per il Senato, frutto della sentenza Tesauro del gennaio 2104. Ma, al di là dei possibili squilibri politici tra due sistemi che certo non combaciano alla perfezione – Italicum dopo il make up della Consulta e Consultellum – comunque dopo la seduta della Corte costituzionale che si svolgerà oggi gli italiani potrebbero – tecnicamente – anche andare a votare subito. Il giorno atteso ormai da mesi è giunto. Oggi la Corte apre i battenti alle 9 e trenta. Calendario complesso e anche lungo. Un primo round sull’ ammissibilità di chi, come il Codacons, si è costituito in ritardo, la scelta dei giudici, e poi il confronto nel merito sull’ Italicum contestato da 5 tribunali (Messina, Perugiam Genova Torino, Trieste) dopo gli esposti degli avvocati anti-Italicum capitanati da Felice Besostri. I tempi della decisione dipendono da quanto durerà l’ udienza pubblica. Se non va oltre le 16,30 i giudici potrebbero aprire la camera di consiglio segreta e decidere. Se invece il confronto con gli avvocati anti Italicum e con l’ avvocato dello Stato Massimo Massella Ducci Teri, dovesse prolungarsi oltre, i giudici potrebbero rinviare la camera di consiglio al giorno dopo e decidere mercoledì. Due punti sono certi. Il presidente della Corte Paolo Grossi tiene molto alla riservatezza. Quindi vuole aprire la camera di consiglio e chiuderla col verdetto. Un rinvio di 12 ore, a dibattito aperto, scatenerebbe una ridda di voci, magari di pressioni. Per questo o si discute oggi e si chiude, o si rinvia tutto a domani. L’ altro punto già dibattuto dai giudici riguarda come rendere pubblica la decisione. L’ intenzione è di scrivere un comunicato stampa molto più dettagliato delle solite, e spesso criptiche, dieci righe. Una nota ampia, che chiarisca tecnicamente bene le ragioni e i punti di riferimento costituzionali della bocciatura. Niente a che vedere comunque con le motivazioni della sentenza che arriveranno dopo alcune settimane. Le scriverà il relatore, il costituzionalista milanese Nicolò Zanon. Rispecchieranno una decisione frutto del confronto, e della mediazione, tra l’ ala cosiddetta “governativa” della Corte, capitanata da Augusto Barbera, decisa a non distruggere l’ Italicum, e quella più movimentista, lo stesso Zanon, Franco Modugno, Silvana Sciarra, più propensi a rilevare un maggior numero di incostituzionalità nell’ Italicum e a dare indirizzi al Parlamento. La mediazione porta a eliminare il ballottaggio, ma anche le pluricandidature, e a mantenere il monito sull’ uniformità con il Consultellum. Con un tocco di preveggenza diceva ieri il presidente del Senato Piero Grasso: «È un momento decisivo e importante, ma dovremo attendere le motivazioni della sentenza per cercare di creare leggi sempre più omogenee, come ha chiesto il presidente Mattarella». Un risultato, sul piano politico, che potrebbe piacere a chi vuole andare diritto al voto, Grillo e Salvini in testa, ma anche a Renzi. Diceva ieri Grillo: «La Consulta si esprimerà e avremo una nuova legge elettorale pronta per l’ uso, il Legalicum». Più preoccupato Salvini, «sento puzza di inciucio e di vecchio, non vorrei che la Consulta fosse complice di chi vuole tirare a campare». Mentre i frenatori di Forza Italia, Schifani, Brunetta e Sisto, potrebbero amplificare il monito sull’ uniformità dei due sistemi elettorali in vista di un lungo lavoro parlamentare. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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