13 Gennaio 2017

Padoan vuole punire i banchieri dei crac

Padoan vuole punire i banchieri dei crac

Claudia Marin ROMA «LA GIUSTIZIA faccia rapidamente il proprio corso». Il ministro dell’ Economia, Pier Carlo Padoan, apre l’ audizione sul decreto salva-banche che consentirà, con l’ intervento pubblico in Mps, di mettere «definitivamente» in sicurezza la banca senese, e punta l’ indice contro i cattivi banchieri. Il titolare del Tesoro chiede infatti che i manager responsabili di malagestione delle banche, o che hanno venduto prodotti impropri ai risparmiatori, vengano sanzionati. L’ alternativa al decreto – spiega Padoan davanti alle commissioni finanze riunite di Camera e Senato – sarebbe stata la liquidazione, con rischi gravissimi per il sistema perché la fiducia è facile da distruggere e difficile da ricostruire. Il nuovo piano di ristrutturazione, invece, arriverà «a breve» e permetterà alla banca di tornare rapidamente sul mercato. PIENA FIDUCIA nell’ attuale management, fermo restando che «al momento della effettiva entrata dello Stato nel capitale della banca si procederà alla nomina di un nuovo cda». Il titolare di via XX settembre si riferisce alla notte tra 22 e 23 dicembre, quando l’ ad Marco Morelli manifestò al ministero la disponibilità a dimettersi. Ma Padoan gli confermò la fiducia. Ora Morelli metterà a punto il piano da sottoporre a Bce e Ue, mentre già c’ è chi, come il presidente della commissione Bilancio Francesco Boccia (Pd), esprime i primi dubbi «sull’ opportunità» di confermarlo anche dopo l’ ingresso dello Stato. Il ministro, però, almeno per ora mantiene la fiducia in Morelli. E tiene a precisare che, con Francoforte, «i rapporti istituzionali e personali sono ottimi», ma è la «politica di comunicazione» della vigilanza, «poco trasparente», che andrebbe «migliorata». Resta aperta l’ interlocuzione con Bruxelles, con cui è stato «condiviso» il meccanismo di compensazione per i 2,2 miliardi di bond subordinati emessi da Mps nel 2008 e in mano ai risparmiatori. Quanto alla pubblicazione delle liste dei debitori insolventi, il ministro si mostra cauto, invitando a riflettere bene sulle conseguenze. «La trasparenza è importante – premette -, fa parte della costruzione della fiducia», «distrutta» dal «discredito che, a volte, si è gettato» sull’ intero sistema. MA SERVE un ragionamento su come si arriva «a identificare comportamenti sfortunati e scorretti che possono determinare accumulazione di debito», incalza il ministro, osservando che ci possono essere anche «questioni di legittimità e legali». E mentre l’ ipotesi di rendere noti i nomi è difesa da Alessandro Profumo, favorevole a creare così una «pressione reputazionale» su chi non onora i debiti, arrivano i primi distinguo dalle società indicate tra i principali debitori insolventi, a partire da Sorgenia, passando per il gruppo Marcegaglia e le aziende di Marco Mezzaroma. Ma non c’ è solo Mps. Per quanto riguarda le quattro banche in risoluzione – Etruria, Marche, Carife e Carichieti – il ministro ha quantificato in 37,5 milioni i rimborsi ai piccoli obbligazionisti danneggiati e conta di arrivare a 190 milioni a fine procedura. Una cifra che coprirà solo la metà delle perdite dei piccoli risparmiatori per il Codacons, mentre 5 Stelle e Forza Italia accusano il ministro di raccontare favole.

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