Dal campo del contadino alla tavola Va in scena la «lievitazione» dei costi
«LE GELATE non possono essere un alibi per speculazioni che danneggiano i produttori agricoli, per i quali nessun aumento dei prezzi di origine si è registrato», dice Coldiretti. Facendo sorgere qualche dubbio, dunque, su quel che leggiamo nei cartellini dei prezzi sugli scaffali. Ecco allora un breve ma significativo viaggio nella ‘moltiplicazione dei prezzi dal campo alla tavola’: va detto che non è uno studio universitario ma una ricognizione fra addetti ai lavori – elaborazione Coldiretti – fra chi opera nel settore, anzi chi sta all’ origine di quel prodotto messo nel mercato che finisce sulle nostre tavole. EBBENE i prezzi aumentano in media di cinque volte dal campo alla tavola. E anche di più. E’ il caso del pane ad esempio: il grano infatti, la partenza del nostro viaggio nel mondo che produce e trasforma, frutta 0,22 euro al chilo ai suoi coltivatori, poi sullo scaffale del forno o del supermercato il prodotto finito, la pagnotta, arriva a costare 2,70 euro al chilo; sono ben 12 volte il prezzo all’ origine, dunque di margine ce n’ è (fermo restando che la manodopera, il lavoro di trasformazione ha il suo valore). E se poi, sempre a quel grano da 0,22 euro al chilo, si aggiungono zuccheri, decorazioni e farciture allora la moltiplicazione è ancora più notevole: perché un prodotto dolciario (una torta), con alla base la solita farina, finisce sul bancone a 15 euro al chilo; e qui lo scatto in avanti è di 70 volte il prezzo all’ origine. Altro esempio, poco appagante per le nostre tasche, vede protagonista il latte e qui di trasformazione c’ è molto meno così come di manodopera: un litro di latte fresco in stalla infatti vale 0,35 euro, mentre in vendita viaggia a 1,40 euro, cifra comunque quadruplicata. QUANDO ci si aggiunge la lavorazione, la spesa naturalmente aumenta e il solito litro di latte diviene un fior di latte da 8 euro al chilo: il prezzo aumenta dunque di 5 volte, anche perché occorrono 5 litri di latte per produrre un chilo di quel fior di latte. Eccoci poi alla carne e sono dolori: se il maiale vivo in stalla vale 1,1 euro al chilo, la braciola in macelleria ci costa almeno 8 euro al chilo; qui la moltiplicazione è per sette. Infine torniamo al prodotto di partenza: quegli ortaggi ‘penalizzati’ dal freddo di stagione. Allora un chilo di zucchine coltivate nella campagna senese fruttano all’ agricoltore 0,23 euro, ma purtroppo per noi finiscono sullo scaffale del supermercato a 1,30 euro. E qui di lavorazione successiva alla coltura c’ è ben poco. «Nell’ ampia forbice tra produzione agricola e al consumo c’ è un sufficiente margine da recuperare per evitare ingiustificati rincari e garantire una adeguata remunerazione agli agricoltori senza aggravare i bilanci delle famiglie», dice Coldiretti che da tempo, a fianco delle associazioni dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori), va manifestando con iniziative di sostegno allo sciopero della spesa in molte piazze. Paola Tomassoni.
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