10 Gennaio 2017

Ex Carichieti il Tar respinge i ricorsi degli azionisti

Ex Carichieti il Tar respinge i ricorsi degli azionisti

CREDITO CHIETI Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso con il quale 249 risparmiatori, rappresentati dal Codacons, contestavano i provvedimenti della Banca d’ Italia, adottati in attuazione della legge sul bail in, che hanno portato all’ azzeramento del valore dei titoli per gli investitori di Carichieti, Banca Marche, Banca Etruria e Carife. Contestualmente, i giudici amministrativi hanno dichiarato inammissibili le contestazioni fatte in proprio dall’ associazione di consumatori in quanto l’ azione di annullamento proposta è stata ritenuta estranea al campo oggettivo di applicazione del Codice del consumo. I risparmiatori in questione (tutti proprietari di azioni o di obbligazioni emesse dai quattro Istituti di credito) sostenevano di essere stati tutti pregiudicati dagli atti e dai provvedimenti di risoluzione, in quanto gli stessi avevano condotto alla diretta svalutazione dei titoli o alla loro sostanziale privazione di qualsiasi valore economico. Ribadendo «l’ assoluto rilievo della natura discrezionale tecnica del potere amministrativo esercitato dalla Banca d’ Italia», il Tar ha ritenuto che «le censure dedotte dai ricorrenti nel ricorso non possono trovare accoglimento», si legge nel passaggio-chiave dell’ articolata sentenza di 67 pagine. Sulla contestazione che Bankitalia non avrebbe tentato di trovare possibili soluzioni alternative alla risoluzione, per i giudici amministrativi, nel caso di Carichieti, Banca Etruria, Banca Marche e Carife «l’ amministrazione straordinaria era stata già disposta e prorogata, per alcune fino ad un complessivo periodo superiore a due anni, durante il quale erano state tentate alcune soluzioni non andate a buon fine». La conclusione del Tar è che «sia l’ istruttoria svolta nel corso della procedura di valutazione provvisoria che l’ istruttoria sviluppata nel corso della successiva valutazione definitiva, hanno evidenziato che gli azionisti e i creditori subordinati non avrebbero subito un migliore trattamento a seguito della liquidazione coatta amministrativa, come espressamente richiesto dalla disciplina legislativa interna e dalla normativa comunitaria». E, nel caso specifico, il ricorso alla procedura seguita «è giustificato nell’ ottica del possibile salvataggio della banca, altrimenti destinata alla liquidazione». Gianluca Lettieri © RIPRODUZIONE RISERVATA.
gianluca lettieri

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