6 Gennaio 2017

Dosi comprate e mai usate milioni di fiale al macero

Dosi comprate e mai usate milioni di fiale al macero

Potrà sembrare incredibile in questi giorni nei quali, complice l’ allarme meningite, è ressa all’ ospedale ed è caccia al vaccino. Poco importa se per debellare il rischio meningococco o l’ influenza. E con molte strutture che sono rimaste a secco, in attesa dei rifornimenti e delle gare d’ appalto, che in molte regioni vengono bandite dalle singole Asl, aumentando la spesa e i tempi di consegna. Eppure fino alla prima parte dell’ anno sono state gettate nell’ immondizia migliaia di dosi, con uno spreco di denaro pubblico non indifferente. Alcune volte, come a Sorrento, è tutta colpa di frigoriferi non funzionanti oppure mandati in tilt da un fulmine come avvenuto a Bolzano. Con il risultato che nell’ Asl della Costiera come in quella della provincia autonoma si sono buttate fiale, rispettivamente, per 51mila e 61mila euro. Nella stragrande maggioranza dei casi, invece, diventano inservibili semplicemente perché hanno superato la data di scadenza. Come uno yogurt. Anche se i costi per la collettività sono maggiore. Numeri per l’ anno appena terminato ancora non ci sono, ma gli esperti dicono che la situazione ha subito un’ inversione di tendenza negli ultimi mesi proprio per gli allarmi legati alla meningite e a un ceppo influenzale più virulento del solito. Racconta l’ epidemiologo Pier Luigi Lopalco, che insegna Igiene e Medicina Preventiva all’ università di Pisa: Siamo di fronte al caso paradossale che ora a volersi vaccinare non sono soltanto i bambini, quanto i grandi, che in un primo tempo non erano previsti. Il picco invece si è registrato nel 2015, quando i presidi medici, soltanto per quanto riguarda gli antinfluenzali, dovettero mandare al macero 4 milioni di dosi, sprecando circa 13 milioni di euro pagati dal servizio sanitario nazionale. Questa tendenza va avanti da almeno il 2010. Tanto che negli stessi anni il Codacons parlò di un abuso nelle campagne di prevenzione. Riteniamo, disse il presidente Carlo Rienzi, che i vaccini siano fondamentali, ma solo per le categorie a rischio. Altrimenti si alimenta un business milionario con ricadute economiche negative anche per le casse dello Stato. Per la cronaca l’ associazione fu anche sentita dalla Corte dei Conti, ma dalla denuncia non scaturì neppure una vera inchiesta, perché le motivazioni dietro a questo vicenda erano e sono molto più banali: le campagne allarmistiche hanno avuto così presa sugli italiani, che non tutti più vaccinano i figli. Se il leader del Movimento Cinquestelle ha definito troppi i 10 vaccini che si fanno ai neonati, non ha aiutato il caso del Fluad, il medicinale ritirato per due settimane dall’ agenzia del farmaco, che fu accusato (ingiustamente) di avere causato la morte di tre anziani. Non è un caso, allora, che il boom degli sprechi sia arrivato nell’ anno in cui il ministero della Sanità ha registrato il crollo del numero dei neonati vaccinati e un aumento sempre maggiore di contrarre malattie ormai considerate estinte come la poliomielite e la difterite. Soltanto nel biennio 2013-2015, ha denunciato il dicastero, le famiglie hanno scelto di non affidarsi alle protezioni obbligatorie (anti-difterica, anti-poliomielite, anti-tetanica, anti-epatite B) e raccomandate (pertosse, infezioni da haemophilus influenzae b-Hib, morbillo-parotite-rosolia, papilloma virus, varicella). Mentre le uniche coperture in incremento sono state pneumococco e meningococco. Una situazione che ha spinto l’ Organizzazione Mondiale della Sanità a richiamato il nostro Paese, visto che è sotto il limite minimo di sicurezza del 95 per cento della popolazione che deve essere vaccinata. Infatti Italia i dati di copertura vaccinale per morbillo e rosolia sono passati dal 90,4 all’ 85,3 per cento in soli due anni. Racconta Vittorio Carreri, a lungo direttore del Servizio prevenzione sanitaria della regione Lombardia e autore del protocollo introdotto in tutto il territorio nazionale nel 1990: Il numero dei vaccini è acquistato in base a quelli che sono i fruitori potenziali: bambini e categorie a rischio. La spesa è minima sia rispetto a quello che costano i farmaci sia per quello che si risparmia in seguito per le cure della malattie che non si sono prevenute. Io sono del 1936 e ho visto miei compagni di classe morti affogati per la differite. È il migliore investimento per la salute in relazione a quanto si spende. Ogni anno, infatti, il servizio sanitario nazionale sborsa circa 300 milioni, mentre le case farmaceutiche mantengono un prezzo politico (circa 10 euro gli antinfluenzali, tra i 30 e i 40 quelli per bloccare alcune le patologie cancerogene come il papilloma virus), ben sapendo che venendo incontro ai governi su questo versante, potranno imporre prezzi più alti sui farmaci salvavita. Anche se l’ Antitrust ha denunciato che il comparto paga il monopolio di quattro grandi giganti del Big Pharma. Carreri dice che in Italia la propaganda antivaccinale fa proseliti come in nessun altro luogo del mondo. Ma dietro il crollo delle coperture non c’ è soltanto la cattiva informazione. Da almeno dieci anni a questa parte nei presidi di prevenzione sanitaria territoriale non si fa un’ assunzione che sia una di medici, di assistenti o di infermieri. È l’ unico versante della sanità dove si risparmia su un budget che già irrisorio: il 5 per cento della spesa nazionale. Ed è un risparmio sulla pelle della gente. Il deficit di mezzi e personali è alla base del caos di questi giorni, perché aggiunge il professor Lopalco non causa soltanto file nelle strutture o ritardi nei rifornimenti. RIPRODUZIONE RISERVATA.
francesco pacifico

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