Cala la pressione fiscale, sale il reddito
Marco Ventimiglia Di giorni con più dati economici positivi per le famiglie italiane non e che se ne siano contati molti negli ultimi anni. Per questo i numeri diffusi ieri dall’ Istat vanno valutati con particolare attenzione. Infatti, l’ Istituto di Statistica ha comunicato che nel terzo trimestre dell’ anno appena concluso da un lato e risultato in crescita il potere d’ acquisto delle famiglie, mentre dall’ altro e calata mente la pressione fiscale. Sicuramente un doppio segnale che fa guardare con più ottimismo ad un 2017 che da più parti viene indicato come un anno “freddo” in quanto a sviluppo del prodotto interno lordo. Timori permanenti Eppure, il “combinato disposto” del minor carico fiscale e del maggior potere d’ acquisto non sembra per ora generare l’ effetto auspicato, ovvero un aumento della propensione al consumo dei nuclei familiari. L’ Istat sottolinea invece che, nonostante salga il loro reddito, le famiglie sembrano però poco propense a fare investimenti “importanti” come l’ acquisto di una casa e anzi più inclini a fare le “formiche”, forse ancora spaventate da anni di recessione economica e del timore di perdere il lavoro. In particolare, i dati parlano di un aumento della propensione al risparmio delle famiglie consumatrici del 9,3%, in crescita dello 0,6% rispetto al terzo trimestre del 2015. Su base congiunturale, si registra invece una lievissima flessione (-0,1%) ma ciò, spiega l’ Istituto di Statistica, deriva da una crescita dei consumi finali di poco superiore a quella del reddito disponibile delle famiglie consumatrici (0,3% e 0,2% rispettivamente). Tornando al potere d’ acquisto delle famiglie, l’ Istat rileva un aumento nel terzo trimestre rispetto al precedente dello 0,1%. In termini tendenziali, invece, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici e aumentato dell’ 1,9% il che, considerando il deflatore implicito dei consumi delle famiglie dello 0,1%, determina una crescita del potere di acquisto dell’ 1,8%. Poca voglia di investire Come detto, ciò non determina necessariamente la voglia di investire, ad esempio nel “mattone”, considerato il più classico dei beni rifugio: anzi il tasso di investimento delle famiglie consumatrici (definito come rapporto tra investimenti fissi lordi delle famiglie consumatrici, che comprendono esclusivamente gli acquisti di abitazioni, e reddito disponibile lordo) nel terzo trimestre 2016 e stato pari al 5,9%, risultando invariato rispetto tanto al trimestre precedente che al corrispondente trimestre del 2015. In termini congiunturali si registra una lieve flessione degli investimenti fissi lordi (-0,2%) a fronte del contenuto aumento del reddito disponibile lordo. Per quanto attiene la diminuzione della pressione fiscale nel terzo trimestre dell’ anno scorso, l’ Istat ha comunicato che e stata pari al 40,8%, segnando una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente. Le reazioni I dati Istat sono stati valutati positivamente in seno al Partito democratico. Diminuisce ancora la pressione fiscale. Piccoli numeri che dimostrano che in questi anni abbiamo lavorato nella giusta direzione: meno tasse, ha commentato il senatore del Pd, Mauro Del Barba. Un governo che abbassa le tasse e un g Governo di sinistra. Cala, anche se lievemente, la pressione fiscale. Le riforme servono, ha aggiunto l’ altro senatore Stefano Vaccari. Numeri che invece non confortano più di tanto le associazioni che rappresentano i consumatori. Questo perche, secondo Rosario Trefilet LA STAGIONE DEI SALDI ti ed Elio Lannutti, presidenti rispettivamente di Federconsumatori e Adusbef, l’ aumento del potere d’ acquisto e vanificato dal livello allarmante della disoccupazione, che abbatte il reddito reale di oltre 400 euro a famiglia. E Carlo Rienzi, presidente del Codacons, ha osservato che gli italiani, in una fase di grande incertezza economica e politica, sono diventati sempre più “formiche”, incrementando il risparmio e rimandando così al futuro gli acquisti. Questo non rappresenta certo un bene per l’ economia nazionale – e la conclusione -, perché attesta un clima di generale sfiducia da parte delle famiglie italiane. Anche i conti pubblici Accanto ai dati sulle famiglie, l’ Istat ha fornito anche quelli relativi all’ andamento dei conti pubblici: tra luglio e settembre 2016 il deficit e stato pari al 2,1% del Pil, in lieve peggioramento (+0,1 punti percentuali) rispetto allo stesso trimestre del 2015. Nei nove mesi, l’ indebitamento netto e però sceso al 2,3%, contro il 2,6% dello stesso periodo del 2015. In peggioramento il saldo primario (indebitamento al netto degli interessi passivi), con un’ incidenza sul Pil del l’ 1,7% contro l’ 1,9% registrato nel terzo trimestre del 2015.
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