5 Gennaio 2017

Istat, scende la pressione fiscale nel terzo trimestre: pari al 40,8%

Istat, scende la pressione fiscale nel terzo trimestre: pari al 40,8%

Cala, nel terzo trimestre, la pressione fiscale: l’Istat fa sapere che è stata pari al 40,8%, segnando una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’aumento del potere d’acquisto e’ vanificato dal livello allarmante della disoccupazione, che abbatte il reddito reale di oltre 400 euro a famiglia. Questo il commento di Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti, rispettivamente, di Federconsumatori e Adusbef.
“Potremmo anche convenire sull’aumento del reddito reale di cui parla l’Istituto di Statistica, tuttavia ci preme sottolineare che il punto chiave della questione e’ un altro, poiche’ tale incremento viene nei fatti vanificato dall’attuale contesto socio-economico”, aggiungono. “Consideriamo – sottolineano Lannutti e Trefiletti – prima di tutto che il potere d’acquisto viene eroso dalle drammatiche vicende che hanno mandato in fumo i risparmi di centinaia di migliaia di cittadini per parecchi miliardi di euro attraverso l’abbattimento l’azzeramento di azioni e obbligazioni bancarie. Inoltre in questo quadro la questione principale e’ rappresentata dal livello allarmante raggiunto dalla disoccupazione. Il mantenimento di figli e nipoti che non riescono a trovare un’occupazione grava su genitori e nonni e porta ad un abbattimento del reddito reale di oltre 400 euro a famiglia”. “Da cio’ derivano sia una forte contrazione dei consumi (76,7 miliardi di Euro) che la deflazione che ha caratterizzato il 2016” concludono.
Sale il potere d’acquisto delle famiglie italiane, le quali sembrano meno propense a fare investimenti ‘importanti’ come l’acquisto di una casa. Dai dati Istat, si evince infatti che il potere d’acquisto delle famiglie e’ aumentato nel terzo trimestre rispetto al precedente dello 0,1%. In termini tendenziali, invece, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici e’ aumentato dell’1,9% e il deflatore implicito dei consumi delle famiglie dello 0,1%, determinando una crescita del potere di acquisto dell’1,8%. Cio’ non determina necessariamente la voglia di investire, ad esempio nel ‘mattone’: anzi il tasso di investimento delle famiglie consumatrici (definito come rapporto tra investimenti fissi lordi delle famiglie consumatrici, che comprendono esclusivamente gli acquisti di abitazioni, e reddito disponibile lordo) nel terzo trimestre 2016 e’ stato pari al 5,9%, risultando invariato rispetto tanto al trimestre precedente che al corrispondente trimestre del 2015. In termini congiunturali si registra una lieve flessione degli investimenti fissi lordi (-0,2%) a fronte del contenuto aumento del reddito disponibile lordo.
“Gli italiani sono sempre piu’ ‘formiche’ e meno ‘cicale’ e mettono da parte i soldi rimandando gli acquisti al futuro”. Lo afferma il Codacons, commentando i dati diffusi oggi dall’Istat. “Nonostante nel III trimestre del 2016 si sia registrato un incremento del potere d’acquisto delle famiglie dell’1,8% su base annua e il reddito disponibile sia salito dell’1,9%, i consumi restano sostanzialmente al palo e la spesa dei cittadini non cresce come dovrebbe – spiega il presidente Carlo Rienzi – Questo perche’ gli italiani, in una fase di grande incertezza economica e politica, sono diventati sempre piu’ ‘formiche’, ossia hanno incrementato il risparmio mettendo da parte i soldi, rimandando al futuro gli acquisti. Non a caso la propensione al risparmio risulta in crescita dello 0,6% rispetto allo stesso trimestre del 2015”. “Questo non e’ certo un bene per l’economia nazionale, perche’ attesta un clima di generale sfiducia da parte delle famiglie le quali, pur essendo in condizione di spendere di piu’ rispetto al passato, continuano a contenere i consumi”, conclude Rienzi.

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