Costo della vita come 50 anni fa Ma dicembre riscalda l’ inflazione
Alessia Gozzi ROMA OLTRE MEZZO secolo indietro. Il 2016 si chiude in deflazione, riportando l’ Italia al 1959, quando i prezzi al consumo registrarono una variazione negativa dello 0,4%. Il rimbalzo di fine anno non è bastato a riportare l’ inflazione in territorio positivo, l’ indice nazionale dei prezzi al consumo, secondo le stime preliminari Istat, si è fermato a -0,1%. L’ inflazione di fondo, calcolata al netto degli alimentari freschi e degli energetici, è invece salita dello 0,5%. Fotografia di un Paese che consuma poco, se guadagna qualcosa in più lo risparmia e, in sostanza, teme per il futuro. Secondo il Codacons, negli ultimi 8 anni i consumi degli italiani sono calati di 80 miliardi: come se ogni famiglia avesse ridotto gli acquisti per 3.333 euro. Oltre 16 milioni di cittadini – sostiene la Cia – nell’ ultimo anno hanno ridotto gli acquisti di carne, più di 10 milioni quelli di pesce e 3,5 milioni quelli di ortofrutta. Il bilancio della deflazione, avverte Coldiretti, è stato pesantissimo per gli agricoltori con i prezzi crollati di circa il 6% tanto da non coprire in alcuni casi (come per il grano) neppure i costi di produzione. A DICEMBRE il vento, però, è cambiato. I prezzi (al lordo dei tabacchi) sono aumentati dello 0,4% sul mese precedente e dello 0,5% su dicembre 2015, merito del settore dei servizi e, soprattutto, del comparto energia, trainato dal rialzo delle quotazioni del petrolio. In particolare i prezzi dei beni energetici non regolamentati, come i carburanti, hanno guadagnato a dicembre il 2,4% dopo aver perso nell’ intero 2016 il 5,9%. Anche il carrello della spesa, con i prodotti alimentari, per la cura della casa e della persona è diventato più costoso, dello 0,6% rispetto al 2015. Cifre lontane da quelle dell’ Eurozona, dove l’ inflazione a dicembre è cresciuta nel complesso dell’ 1,1% con l’ exploit della Germania che, spiazzando le attese, ha segnato un rialzo dell’ 1,7%. Non è un caso che proprio da Berlino si levino più forti le voci contro la politica espansiva della Bce, funzionale a combattere lo spettro deflazionistico. Ora che l’ obiettivo del 2% è più vicino i tedeschi chiedono che Draghi inizi a rialzare i tassi. Sarebbe una pessima notizia per l’ Italia che, grazie al Qe è riuscita a tenere lo spread sotto controllo e che, per quest’ anno, ha in programma 260 miliardi di emissioni di titoli pubblici a medio lungo termine, oltre al pagamento di 47 miliardi di interessi sul debito. LA RISALITA dell’ inflazione non è necessariamente una buona notizia – come sottolinea Paolo Mameli, senior economist di Intesa Sanpaolo – dato che proprio la mancata crescita dei prezzi negli ultimi anni ha sostenuto il potere di acquisto delle famiglie in assenza di aumenti dei redditi. Anche l’ ufficio studi di Confcommercio, che stima un’ inflazione attorno all’ 1% già a gennaio, mette in guardia dal possibile freno al potere d’ acquisto. Per spingere i consumi, il presidente di Federdistribuzione, Gianni Cobolli Gigli, chiede al governo politiche mirate eliminando vincoli alla libertà imprenditoriale. Daltra parte, consumatori e sindacati, chiedono di sostenere i redditi per spingere la domanda interna.
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