Italia, spettro deflazione
di Andrea Di Stefano wMILANO Lo spettro che si aggira da mesi si è materializzato ieri. L’ Italia nel 2016 è finita in deflazione: non accadeva dal 1959 quando si registrò una flessione dello 0,4%. I prezzi al consumo in media d’ anno – riferisce l’ Istat – sono scesi dello 0,1%. L’ inflazione di fondo, calcolata al netto degli alimentari freschi e dei prodotti energetici, è invece salita dello 0,5%, pur rallentando dal 2015 (+0,7%). A dicembre, invece, i prezzi al consumo (al lordo dei tabacchi) sono aumentati dello 0,4% mensile e dello 0,5% annuo (aumento legato alla crescita dei prezzi nei trasporti, energetici non regolamentati e alimentari non lavorati). Il dato italiano è ancora più drammatico in raffronto alla media dell’ Eurozona: l’ inflazione ha chiuso l’ anno al +1,1% a dicembre (contro il +0,6% di novembre), al top dal dicembre 2013. A fare da traino – spiega Eurostat – sono i prezzi di energia (+2,5%), servizi (+1,2%), alimentari, alcol e tabacchi (+1,2%) e la Germania è quello dove l’ inflazione è cresciuta di più (+1,7% a dicembre, oltre le attese). Gli effetti della deflazione sono molto chiari. Secondo Coldiretti e Cia i prezzi riconosciuti agli agricoltori sono crollati di circa il 6% nel 2016 non coprendo in alcuni casi (come per il grano) neppure i costi di produzione. A ottobre i cereali hanno ceduto il 14% sul 2015 e gli ortaggi il 18%. Per ogni euro speso dal consumatore finale solo 15 centesimi sono andati nelle tasche dell’ agricoltore. La deflazione, sostengono le associazioni degli agricoltori e dei consumatori, è collegata alla stagnazione dei consumi: il 2016, secondo Coldiretti, si chiude con il segno meno per la spesa alimentare delle famiglie. Oltre 16 milioni di cittadini – sostiene la Cia (Confederazione italiana dell’ agricoltura) – nell’ ultimo anno hanno ridotto gli acquisti di carne; più di 10 milioni quelli di pesce e 3,5 milioni quelli di ortofrutta. Secondo il Codacons, negli ultimi 8 anni i consumi sono calati di 80 miliardi pari a una contrazione della spesa media per famiglia di 3.333 euro. Per l’ Unione Nazionale Consumatori la deflazione dimostra che il Paese è ancora in piena crisi e la domanda stenta a ripartire. La preoccupazione, condivisa da Federconsumatori e Adusbef, è per il rialzo di beni energetici e autostrade. Guardano invece con più ottimismo ai dati di dicembre Confesercenti e Confcommercio: per la prima si tratta di un primo segnale positivo di inversione di tendenza che lascia presagire per il 2017 un consolidamento della ripresa dei consumi. Secondo Confcommercio l’ accelerazione inattesa di dicembre pone le premesse per il ritorno dell’ inflazione già a gennaio. Una visione condivisa dalla direttrice del Fondo monetario internazionale: Nel 2017 più fattori potrebbero contribuire a una crescita più forte e più sostenibile a livello globale – ha scritto Christine Lagarde – Il Fmi ritiene come una distribuzione del reddito più equa rappresenti non solo una buona politica sociale, ma anche una buona politica economica. Il ritorno dell’ inflazione, in assenza di un significativo incremento di occupazione e redditi, potrebbe costituire un fattore di freno ai consumi. RIPRODUZIONE RISERVATA.
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