Ubi Banca: slitta a gennaio l’ acquisizione delle 3 banche
il fondo atlante rileverà due terzi dei 3,6 miliardi di crediti deteriorati di etruria, marche e chieti
BRESCIA. Nuovo passo avanti nell’ operazione di vendita delle tre good bank a Ubi Banca. Il fondo Atlante ieri ha infatti deliberato l’ acquisto di circa due terzi dei 3,6 miliardi di crediti deteriorati nei bilanci della Popolare Etruria, di Banca Marche e di CariChieti. Mentre oggi si terranno i consigli delle tre good bank per deliberare sulla cessione dei crediti in portafoglio, così da permettere a Ubi di rilevare le tre banche ripulite da buona parte dei propri Npl. I consigli. Ieri intanto l’ istituto di credito guidato da Victor Massiah ha riunito i consigli di Gestione e di Sorveglianza. I consigli sono serviti a Massiah per un aggiornamento, non essendo ancora maturate tutte le condizioni per formulare un’ offerta vincolante. La firma dell’ accordo preliminare potrebbe quindi slittare a dopo l’ Epifania. Ubi poi deve ancora dare l’ assenso finale considerato il fabbisogno di capitale, cui comunque dovrà fare fronte. C’ è anche chi sostiene che lo slittamento sia dovuto a una richiesta di Bruxelles alla Banca d’ Italia, per rispettare le procedure d’ asta, di fare un giro di consultazioni frai potenziali offerenti. L’ offerta di Ubi, infatti, sarebbe inferiore a quelle arrivate in passato e già giudicate non congrue. Bankitalia dovrebbe chiedere così agli altri offerenti un loro eventuale interesse a rilevare le banche in questione alle stesse condizioni di Ubi. In acque agitate è invece la quarta banca, la piccola Carife dove il sindacato Fa bi ha tuonato contro la Banca d’ Italia, azionista unico tramite il fondo di risoluzione che avrebbe minacciato la liquidazione coatta se non dovessero passare i licenziamenti collettivi. In Borsa. Ieri è stata l’ ennesima giornata pesante per i bancaria Piazza Affari. L’ indice Ftse Italia Banche ha per soin un anno più del 38% del suo valore sotto il peso di 360 miliardi di euro di sofferenze lorde, di cui una vigilanza europea inflessibile ha chiesto a più riprese lo smaltimento, costringendo diversi istituti a ricapitalizzarsi per ripulire i bilanci dai non performing loans. Alle perdite di Borsa si aggiungono quelle degli istituti non quotati, le cui azioni e obbligazioni sono finite nel portafoglio di moltissimi piccoli risparmiatori: il Codacons calcola che le crisi di Veneto Banca, Popolare di Vicenza, Carife, Carichieti, Banca Marche, Banca Etruria ha bruciato 15,6 miliardi di euro di investimenti in mano a oltre 200 mila piccoli risparmiatori. Il salasso. In un anno Mps ha ceduto l’ 87% del suo valore, Banco Popolare il 75,7%, Cari geil 75%, Bpm il 60,7%, Ubi il 58%, Unicredit il 47,6%. Le vendite non hanno risparmiato banche solide come Intesa (-19%), con gli investitori preoccupati non solo per gli effetti sistemici della crisi bancaria ma anche per un contesto di bassa crescita e tassi sotto zero che pesa sulla redditività. La performance deludente di Piazza Affari, mitigata dal mini -rally di fine anno, si fa ancora più stridente se paragonata all’ andamento delle altre Borse: il Dow Jones è salito del 13,7%, Francoforte del 6,6%, Parigi del 4,3% mentre Londra ha superato senza traumi lo shock della Brexit toccando il suo massimo storico e chiudendo il 2016 con un +14%. //
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