Doccia fredda anche dall’ Istat «Economia debole, cala la fiducia»
Claudia Marin ROMA «UNO scenario di persistente debolezza dei livelli di attività economica», tanto che tanto che il cosiddetto indice anticipatore segna «l’ ottava variazione negativa» di fila, disegnando una curva che guarda al basso sin dall’ inizio dell’ anno. Poche righe e, dopo l’ Ufficio parlamentare di Bilancio e la Banca d’ Italia, è l’ Istat a certificare che l’ andamento dell’ Azienda Italia non fa ben sperare (e, dunque, non fa ben sperare il livello del Pil conquistabile, con tutti i riflessi sui conti pubblici). E questo nello stesso giorno in cui due organismi internazionali, come Fmi e Ocse, rilasciano indicazioni non certo favorevoli per il nostro Paese: il primo posticipando di un anno (al 2021) il raggiungimento del pareggio di bilancio (con il rapporto deficit-Pil 2016 a quota 2,5 per cento), il secondo stimando che la quota dei «Neet» (giovani non occupati e non a scuola) è aumentata considerevolmente durante la recessione, tanto da rappresentare una perdita di circa un punto e mezzo di Pil. Nella diatriba politica dei numeri sui fondamentali dell’ economia italiana le strutture tecniche continuano, dunque, a svolgere un ruolo di primo piano. E ogni cifra viene tirata da una parte e dall’ altra. Ma da una serie di indicatori appaiono comunque confermate previsioni meno rosee di quelle contenute nel Def. A TIRARE le nuove somme è innanzitutto l’ Istat. L’ economia italiana resta debole e la fiducia dei consumatori è in calo, mentre vanno meglio invece le aspettative delle imprese, che restano comunque ai livelli di giugno scorso. Insomma, i dati più recenti, secondo gli esperti dell’ Istituto di statistica, delineano «uno scenario di persistente debolezza dei livelli di attività economica». A scandagliare dentro i dati, note positive non mancano, dalla produzione industriale alla ripresa dell’ inflazione, ma la fiducia tra le famiglie scarseggia, seppure Confcommercio registra i primi segnali di ripresa sul fronte dei consumi. Non aiuta il quadro internazionale, visto che continua «la decelerazione degli scambi mondiali» e «il rallentamento dell’ attività economica nell’ area euro». E, non a caso, i rappresentanti del Codacons manifestano «il timore che nei mesi invernali possa proseguire lo stallo dei consumi, con ripercussioni anche sugli acquisti di Natale». L’ ISTAT, però, non fornisce numeri né possibili forchette di oscillazione del Pil nel terzo trimestre. D’ altra parte si sono appena chiusi i conti del secondo trimestre, rivisti lunedì scorso. Correzioni che lasciavano il dato congiunturale a «zero», aggiustando al ribasso il tendenziale, allo 0,7%, e così portando la crescita acquisita per il 2016 allo 0,6%. Il terzo trimestre segnerà quindi uno snodo fondamentale ma per la stima ufficiale dell’ Istat occorrerà aspettare il 15 novembre.
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