6 Ottobre 2016

Il referendum finisce in tribunale Per M5s e Si il testo è ingannevole

Il referendum finisce in tribunale Per M5s e Si il testo è ingannevole
è scontro sul quesito: «è uno spot pubblicitario» la boschi: «non si può aver paura della verità»

ROMA. Lo scontro sul quesito del referendum del 4 dicembre prossimo tra i fronti avversi finisce davanti al Tar. Movimento 5 stelle e Sinistra italiana fanno ricorso al Tribunale amministrativo del Lazio, denunciando che il testo è uno «spot pubblicitario» ingannevole e non conforme ai quesiti di legge. L’ esposto fa reagire il Quirinale (chiamato in causa dai ricorrenti), che ieri ha precisato come la scheda sia stata ammessa dalla Cassazione e non dal Colle. «Nessun genio del male, è il testo della riforma su cui entrambi i fronti hanno già raccolto le firme», ribatte Matteo Renzi, che ieri ha incassato da Roberto Benigni il migliore spot per il Sì, mentre Beppe Grillo cita il duro editoriale del Financial Times contro il Ddl Boschi per denunciare l’ esecutivo di «bluffisti e giocatori d’ azzardo». Vie legali. Oltre al Codacons, dunque, anche i partiti di opposizione provano per via giu diziaria a correggere il quesito. Gli avvocati Enzo Palumbo e Giuseppe Bozzi, impegnati anche nella difesa dei ricorrenti messinesi alla Consulta nel giudizio per l’ incostituzionalità dell’ Italicum, sostengono per conto di M5s e Si la mancata indicazione «degli articoli» revisionati e definiscono «improprio» il riferimento al contenimento dei costi della politica. L’ esposto mette all’ indice il decreto della presidenza della Repubblica che ha indetto il referendum ma, chiariscono subito ambienti del Quirinale, la formulazione del quesito «è stata valutata e ammessa, con proprio provvedimento, dalla Corte di Cassazione», in base a quanto previsto dall’ articolo 12 della legge 352 del 1970. Norma che riporta «il titolo della legge quale approvato dal Parlamento». L’ altro testo. Secondo il M5S il testo dovrebbe essere «Approvate il testo della legge costituzionale sull’ elezione dei senatori a opera dei segretari dei partiti anziché dei cittadini, la concessione dell’ immunità per consiglieri regionali e sindaci che faranno un doppio lavoro, il mantenimento dei costi del Senato, l’ accentramento di competenze regionali ma solo per 15 Regioni ordinarie, la triplicazione delle firme per le leggi di iniziativa popolare». Soldi buttati. La lega ricorda che «con la raccolta firme che ha messo inutilmente in piedi Renzi per indire il referendum ha fatto intascare al suo comitato del Sì 500.000 euro di soldi pubblici». La Cassazione, che ha accolto il quesito ammettendo il referendum, non è intervenuta, mentre i due fronti politici non hanno perso l’ occasione per scatenarsi. Reazioni. «Non si può avere paura della verità, è la Cassazione che ammette il quesito, non il governo», contrattacca il ministro Maria Elena Boschi nel salotto di Porta a Porta. Insieme a lei Stefano Parisi che, pur ammettendo che il Quirinale non c’ entra nulla, sottolinea come «le frasi inducono a votare il sì». Solo una «cortina fumogena» dei sostenitori del No, per nascondere la posta in gioco, è la tesi della maggioranza, «un modo per lanciare solo slogan e non entrare nel merito», si lamenta il premier Renzi. Che ieri ha fatto campagna per il sì nel tour in Veneto, facendo un appello ai cittadini a non «lasciarmi solo se volete cambiare il paese». E non risparmiando frecciate alla minoranza che è tale «perchè non vuole prenderei voti a destra», bacino su cui invece Renzi batte per convincere gli elettori azzurri e leghisti sul referendum. Secondo esposto. Male carte bollate non finiscono al testo del referendum costituzionale. Il Movimento 5 stelle ha presentato un altro esposto in Procura, questa volta ipotizzando il reato di manipolazione del mercato, contro.

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