BANKITALIA: RENZI AMBIZIOSO
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fonte:
- Giornale di Sicilia
Dietro c’ è però lo zampino della deflazione, se i prezzi non crescono il reddito non viene eroso. Nonostante ciò i consumi risultano deboli, mentre gli italiani diventano sempre più inclini al risparmio, come non accadeva dal 2010. L’ Ufficio parlamentare di bilancio boccia le nuove stime macroeconomiche della Nota di aggiornamento del Def. Le previsioni sul Pil del 2017 sono «significativamente fuori linea», troppo ottimistiche, tali da far propendere per la prima volta l’ Autorità dei conti pubblici per un esito «non positivo» del processo di validazione del quadro programmatico. Tanto più che, anche sul fronte della finanza pubblica, predomina l’ indeterminatezza. I dati su risparmio, reddito e potere d’ acquisto sono quelli relativi all’ indagine dell’ Istat sul secondo trimestre del 2016, aprile -giugno. I dati vanno oltre i bilanci domestici, tirando anche le fila delle casse pubbliche, dove il disavanzo si riduce ancora, scendendo allo 0,2% e pure in questo caso si tratta del miglior dato da nove anni. Diminuisce anche la pressione fiscale, ma la crescita ereditata per quest’ anno scende allo 0,6%. Tornando alle famiglie, la capacità di spesa sale dell’ 1,1% trimestre su trimestre, grazie a un reddito nominale in rialzo dell’ 1,3% e a prezzi praticamente fermi. Questo tesoretto non viene però riversato in con Milano, 4 ottobre 2016 Palermo, 4 ottobre 2016 sumi, che su base trimestrale salgono appena dello 0,2%. Tutto a vantaggio della propensione al risparmio, che torna ai vertici dal 2010. Quando la «ricchezza» aumenta ma non altrettanto fa la domanda diversi possono essere i motivi. In uno scenario di calma piatta sul fronte listini le spese tendono ad essere rinviate, in attesa di ulteriori sconti. Per il Codacons è proprio così: «gli italiani sono sempre più “formiche” e meno “cicale” e mettono da parte i soldi rimandando gli acquisti al futuro». Quel che fa la diffe Palermo, 4 ottobre 2016 Palermo, 4 ottobre 2016 renza è «l’ incertezza», sottolinea invece Confesercenti, che teme uno stallo dovuto alla delusione per una ripresa anemica. «Nel secondo trimestre le famiglie italiane – stima hanno potuto circa 130 euro in più per ogni nucleo: ma di questi ne hanno spesi solo 20, destinando i restanti 110 euro al risparmio». Più tranchant il commento di Adusbef e Federconsumatori: le due associazioni parlano di dati «sovrastimati», privi di riscontro «nella vita che i cittadini conducono, nelle difficoltà che affrontano». Detto ciò, GIULIA Palermo, 4 ottobre 2016 bisogna ricordare che i dati dell’ Istat rappresentano una media generalizzata, dove non si tiene conto della distribuzione della ricchezza tra la popolazione. Fatto che, per altro, può influire anche sulla dinamica consumi. Intanto si alleggerisce il peso del fisco, con la pressione scesa al 42,3% nel secondo trimestre, inferiore di 0,4 punti rispetto all’ anno prima, anche se alcune voci delle imposte sono in aumento, come quelle legate alla prima voluntary disclosure (la regolarizzazione dei capitali detenuti all’ estero).
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