Banche, sono gli italiani i più tartassati d’ Europa
gli istituti di
credito si rifanno dei mancati introiti per i tassi d’ interesse e
persino la bce li esorta ad aumentare i costi dei servizi alla clientela
VENEZIABanche italiane al top in Europa nel tartassare i clienti, con le commissioni nette che valgono ben il 36,5% dei ricavi totali. A dirlo è la Cgia di Mestre, toccando un nervo scoperto: se le banche italiane già applicano commissioni esose, è probabile che debbano rincararle ulteriormente, visto che Francoforte ha quasi esortato a rifarsi sulle commissioni per compensare i minori margini di guadagno dovuti ai tassi d’ interesse ridotti ormai al lumicino dalla politica monetaria. Mentre la capo economista dell’ Ocse, Catherine Mann, avverte che il sistema bancario italiano è «a metà del guado», e deve rafforzarsi. La Cgia, sulla base dei dati del 2015, rileva che i ricavi netti derivanti dalle commissioni bancarie hanno sfiorato i 30 miliardi di euro, quasi 5 miliardi in più rispetto al 2008, frutto di un’ escalation negli ultimi sette anni (2008-2015) relativa alla crescita dei costi dei conti correnti, delle carte di credito e degli altri servizi bancari. Un’ impennata senza pari in Europa, con rincari del 20% contro l’ 11,5% del Regno Unito, l’ 11,1% della Francia o, addirittura, il calo in Germania (-4,6%) e Belgio (-7%) e soprattutto Paesi Bassi (-27%). Il 36,5% di incidenza delle commissioni allo sportello sui ricavi delle banche, sempre secondo la Cgia, si raffronta al 32,9% della Francia, mentre in Austria sono al 27,5%, in Germania al 26,2% e nei Paesi Bassi al 17%. Rincara la dose l’ Adusbef, secondo cui il sistema bancario italiano è «fra i meno concorrenziali e dai più alti costi dei conti correnti» in Europa, con 318 euro in media «contro i 114 euro delle banche europee». Il Codacons, altra associazione di consumatori, annuncia un’ offensiva contro la «tassa sui salvataggi bancari introdotta da alcuni istituti di credito per rientrare dei costi del Fondo nazionale di risoluzione»: in arrivo un modulo sul sito del Codacons con cui i correntisti potranno diffidare la propria banca dall’ applicare spese riconducibili ai salvataggi. Secondo i dati della Cgia, dall’ inizio della crisi (2008) al 2015 i ricavi netti delle banche italiane da operazioni di prestito sono diminuiti di 13 miliardi (-25,3%), facendo mancare liquidità a cittadini ed imprese. Ma l’ incasso relativo alle commissioni nette è aumentato di 4,9 miliardi (+20%) e quello relativo alla voce altri ricavi netti (costituito prevalentemente da attività assicurative o di negoziazione di titoli, valute e strumenti di capitale) è salito di 11 miliardi (+556,5%). BALZELLI INVECE DI PRESTITI. Per Paolo Zabeo, dell’ Ufficio studi della Cgia, «se teniamo conto che con la crisi economica sono cresciute a dismisura le sofferenze in capo alla clientela, e che la contrazione dei tassi di interesse ha ridotto ai minimi termini i margini di redditività delle nostre banche, queste ultime, appesantite da costi fissi ancora troppo elevati, hanno ritenuto più conveniente ridurre gli impieghi, e quindi i rischi, e aumentare i ricavi dalle commissioni sui conti correnti, sui servizi bancomat, carte di credito, i servizi di incasso e pagamento e dalle attività extra creditizie, come la vendita di titoli, valute e strumenti di capitale».Attacca il senatore della Lega Roberto Calderoli: «A questo punto girano veramente i cosiddetti: paghiamo più di ogni altro cittadino europeo perché qualcuno tenga in deposito i nostri soldi frutto del nostro lavoro, e i nostri risparmi sono a rischio perché alcuni banchieri hanno prestato i nostri soldi agli amici degli amicì è nessuno dei vertici bancari è finito ancora in carcere per la sua mala gestione», conclude: «Una situazione inaccettabile».
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