Roma 2024 Siamo alla fine dei Giochi Raggi dice no «Sono costi da incubo» Malagò: «È solo demagogia»
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fonte:
- Gazzetta dello sport
la sindaca si fa attendere, il presidente del coni se ne va e salta l’ incontro. poi lo stop: «irresponsabile dire di sì»
No. Senza se e senza ma. Roma 2024, a meno di un clamoroso quanto complicatissimo rilancio del Governo, finisce alle 16.05 di ieri, quando Virginia Raggi pronuncia pubblicamente la sua contrarietà: «È irresponsabile dire di sì», perché «non si può ipotecare il futuro di Roma e dell’ Italia». Beppe Grillo festeggia con una telefonata alla Sindaca: «Brava Virginia, vai avanti così». Un no annunciato. Martedì sera, il tavolo tecnico era stato sostanzialmente svuotato dall’ annuncio – proprio mentre era in corso la discussione – della convocazione della conferenza stampa che avrebbe ufficializzato il no. Diana Bianchedi, coordinatrice del Comitato, si era aggrappata a quelle tre ore «intensissime» di confronto con una rappresentanza della maggioranza che governa il Comune. Ma la macchina del no era già a cento all’ ora. Tanto che nella mattinata, la mozione ammazza-Olimpiade da votare martedì, viene depositata. IL MINESTRONE Finisce male, proprio male. La Sindaca fa tardi all’ appuntamento con Malagò e Pancalli. Arriva 45 minuti dopo e parla di un «contrattempo, mentre entravo nel palazzo il presidente Malagò ha preferito andar via». Roma è grande, ma in certi casi diventa piccola: così viene fuori che fra la firma del protocollo con il ministro Delrio che finanzia il Grab, il raccordo anulare per le bici, e il vertice in Campidoglio, la Raggi s’ è seduta in un ristorante per un minestrone di verdure. Quando arriva lei, Malagò, Pancalli e la Bianchedi hanno detto: il troppo e il troppo: «Che senso ha parlare solo un quarto d’ ora, visto che si avvicinava la conferenza stampa, di una questione che interessa così tanti italiani? É tutto già predisposto», dirà il presidente del Coni. Che affronta anche la questione citata dalla Raggi del miliardo di debito del comune di Roma ancora da estinguere per pagare gli espropri dell’ Olimpiade del ’60. «Falsità assoluta. Quella cifra comprende tutti i debiti commerciali del Comune. Solo demagogia e populismo, parlano senza sapere le cose». MONTI E RENZI E mentre la notizia della ritirata fa il giro del mondo, la Raggi argomenta il suo no. «Non abbiamo mai cambiato idea, anzi, con il tempo la nostra convinzione si è rafforzata». La «fonte» è uno studio dell’ università di Oxford, che sfodera la collezione di «sforamenti» di budget dei progetti olimpici, classifica tristemente guidata da Montreal con il 720 per cento di aumento. «L’ Olimpiade è un sogno che diventa un incubo». Nella sfilata delle slide, ecco Monti e Renzi: «I dati macroeconomici sono peggiorati, perché allora si disse che la scelta di Monti era responsabile?». MA L’ AGENDA 2020? Manca solo un passaggio. Il momento in cui lo stesso Cio capisce che a forza di gigantismo e di spese folli, l’ Olimpiade muore. «L’ agenda 2020 – dice Malagò – ha cambiato tutto: obbliga le città che si candidano a spendere il meno possibile, invita a ristrutturare l’ esistente e a utilizzare impianti temporanei». Altra polemica. La Raggi dice: «Prima di noi, si sono ritirate Boston, Amburgo». «Boston l’ ha fatto prima di candidarsi, ad Amburgo c’ è una legge che rende obbligatorio il referendum. Bisogna conoscerla sulla realtà, non leggerla su wikipedia». REFERENDUM Ma al di là dei minestroni e delle slide della Raggi, stavolta la domanda la facciamo a Malagò, non è stata sottovalutata la frattura fra collettività e grande evento sportivo, segnata da quegli sprechi e da quegli scheletri? Non si è pensato solo a conquistare i voti dei membri Cio e poco a convincere il Paese e i romani in particolare? «Giro tutta l’ Italia, lavorando 16 ore al giorno… Non potevo onestamente fare di più». E il referendum non poteva essere, all’ inizio del viaggio, la polizza per proteggere la candidatura da tutti i rischi possibili? «Non abbiamo mai avuto paura del referendum. Ce l’ hanno loro. Ogni giorno che passa, la percentuale delle persone favorevoli a Roma 2024 aumenta. E la Sindaca lo sa, ha i sondaggi come ce li abbiamo noi. Per il Codacons il sì è all’ 85 per cento». La Raggi, invece, ritiene che il «referendum lo abbiano già fatto i romani al ballottaggio…». Eleggendola. FUTURO Ma ora che fine faranno la Vela incompiuta, il Flaminio che cade a pezzi, senza i soldi olimpici? Quando si tratta di fare qualche esempio, la Raggi tira fuori la città della conoscenza di Tor Vergata (un progetto non certo nuovo) e il centro paralimpico al Tre Fontane, una partita in corso da 12 anni e su cui il Comune non metterà comunque un euro, anche se il vicesindaco Daniele Frongia si è impegnato con Pancalli per risolvere il contenzioso con l’ Eur spa per la proprietà dei terreni. NON SOLO NUMERI Ed è proprio di Pancalli, il leader paralimpico, l’ ultima, amara riflessione: «C’ è qualcosa che i numeri non spiegano. Prendete le Paralimpiadi e il messaggio che darebbero qui a casa nostra: quanto vale portare fuori casa 16mila Bebe Vio, Alex Zanardi, Martina Caironi, Luca Mazzoni e Vittorio Podestà?»
umberto zapelloni
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